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Verso un nuovo modello economico

Di recente il professor Giorgio Parisi, vincitore del Nobel per la fisica ha fatto un intervento alla Camera dei Deputati rinnovando l’appello ad agire urgentemente per arginare le conseguenze del cambiamento climatico e ha colto l’occasione per ricordare i limiti di un modello economico e sociale che pone troppa attenzione al PIL.

Entrambi i problemi sono noti da tempo eppure ben poco è stato fatto per modificare un paradigma, quello economico ma anche sociale e di vita, che non è più in grado di affrontare e risolvere i problemi che ha contribuito a creare. Come aveva detto Albert Einstein non possiamo risolvere i problemi affrontandoli con lo stesso tipo di pensiero che abbiamo usato quando li abbiamo creati. Occorre uno sguardo nuovo e una mente nuova; un nuovo tipo di pensiero. Se il vecchio modello era frutto di un livello di coscienza che ambiva a conquistare, dominare, competere, espandere e acquisire (questi i verbi più utilizzati nel linguaggio economico e finanziario comune) il nuovo modello dovrà avere un’impronta più olistica, sistemica e psicosintetica.

Uso queste parole nel senso etimologico del termine. Sarà un modello olistico nel senso di prestare attenzione non solo a singoli aspetti o parti di un sistema ma anche al sistema intero. Si sta sempre più comprendendo l’importanza dell’interrelazione e reciprocità e si è compreso che un organismo vivente sta bene quando ogni sua parte sta bene.

Sarà un modello psicosintetico perché è importante riuscire a creare composizione armonica, sintesi appunto, tra i diversi aspetti di una Anima, sia che si tratti di una persona o di un organismo più grande come una impresa, una città o una nazione. Creare sintesi non significa indurre parte di un sistema a conformarsi o adattarsi che è piuttosto indice di compromesso o di imposizione. Creare sintesi significa trovare modi nuovi, inclusivi, nella risoluzione dei problemi e dei conflitti. La sintesi in realtà va oltre il conflitto perché è frutto di consapevolezza e volontà; è frutto di capacità di ascolto, di empatia, di comprensione, accettazione e dialogo. Riconosce il valore di ogni parte e ne riconosce il ruolo e la funzione.

Inoltre sarà un modello sistemico, nel senso che sarà sempre più evidente l’importanza delle “leggi”, delle norme, usi e consuetudini presenti in un sistema e che regolano le relazioni e la comunicazione all’interno del sistema stesso. Di queste leggi alcune sono stabilite dagli uomini e pertanto appartengono al tempo e allo spazio, altre sono preesistenti e riscontrabili sia nei micro che nei macrosistemi, sono universali e atemporali.

Questo nuovo modello includerà non solo l’importanza della quantità (PIL) ma anche della qualità e oltre ai processi di produzione, distribuzione e consumo andrà a considerare l’impatto di questi tre fattori sull’intero sistema. Fare questo non è questione di moda ma è una necessità data dai problemi che la nostra epoca è chiamata urgentemente ad affrontare, come peraltro ci ricordano le Nazioni Unite ponendo alla nostra attenzione quei 17 goals che non possiamo permetterci di fallire.

Simonetta Marenzi

Counselor, coach e formatore

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Chi si occupa di #comunicazione sa quanto sia importante l’uso e la scelta delle parole. Ogni parola, pensata, scritta o pronunciata è formata da un insieme di lettere che per convenzione, ossia in base ad un ad un codice comune, hanno un significato specifico. Per esempio, alla parola “orso” chi conosce la lingua italiana associa l’immagine di un animale dalle caratteristiche specifiche quali grosse zampe forti, pelliccia di colore marrone o bianco, corpo massiccio, etc. Ossia alla parola “orso” associamo una immagine specifica.

Le parole sono segni a cui, per convenzione corrisponde un certo significato. Il significato è l’idea, il concetto e anche l’immagine di cui la parola si fa veicolo e supporto. Ogni parola, che ne siamo consapevoli o meno, porta con sé una immagine. Chi si occupa di marketing sa come parole e immagini riescano a influenzare il comportamento dei consumatori nelle preferenze di spesa ed hanno quindi un impatto sulla volontà e sulle azioni concrete.

Nei percorsi, sia individuali che di gruppo, di #crescitapersonale e di #sviluppo delle #potenzialità latenti che conduco, parte del lavoro consiste proprio nel far emergere la consapevolezza di come il cliente dialoga con sé stesso e quali immagini ha di sé. Sono parole e immagini svalutanti o di riconoscimento del valore e delle qualità? Che offrono possibilità di realizzazione o che creano ostacoli? Consentono espansione e collaborazione o creano barriere?

Ogni processo di cambiamento e di sviluppo, sia interiore che esterno, necessita di nuove immagini e di una comunicazione in grado di costruire quei ponti necessari a creare le nuove realtà.

#comunicazione #coaching #counseling #sviluppopotenzialità #sviluppoimpresa #nuovaleadership #impresamoderna #souleconomy

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Ogni gruppo è formato da un certo numero di individui che presentano caratteristiche anche molto diverse tra loro: bisogni diversi, idee diverse e diversi schemi di pensiero; diverso credo religioso, diverso modo di interpretare le esperienze e i vissuti.

Gestire il movimento di un gruppo non è semplice perché la tendenza è di voler forzare quella parte del gruppo che non è in accordo con il movimento proposto da chi ne ha la leadership. Ecco perché di solito i movimenti gruppali, in particolare quando riguardano la vita sociale, ma non solo, spesso sono molto conflittuali e risvegliano emozioni intense che generano rabbia ed aggressività che si manifesta in vari modi creando spaccature interne che vanno a discapito del benessere del gruppo intero. Per di più spesso viene appositamente risvegliata e utilizzata l’aggressività interna di una parte del gruppo contro un’altra parte con l’intento di accelerare i tempi del movimento orientando l’attenzione anziché sullo scopo che si desidera raggiungere assieme, sulla ricerca di un nemico da sconfiggere.

La frase di Rudolf Steiner ci ricorda quanto sia importante invece quel movimento che vada ad includere ciò che è percepito come causa di opposizione; quindi si tratta di un movimento verso l’integrazione che deve avvenire sia nell’anima di ognuno e quindi anche a livello collettivo.

Questo movimento richiede un passo fondamentale che Roberto Assagioli, padre della Psicosintesi, (Psicosintesi significa proprio integrare i diversi aspetti di un’Anima-Psiche) chiama “accettazione” ed è un ingrediente necessario per ritrovare il benessere, sia individuale che gruppale.

Simonetta Marenzi

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Proprio come si nota da questa foto scattata al lago di Fusine quando l’acqua è tranquilla l’immagine che vi si riflette è chiara ma appena soffia una leggera brezza la superficie s’increspa e le immagini, per chi guarda, si fanno più confuse ed incerte.

Quando si è agitati, stressati ed in ansia, o quando si è in collera si sperimenta qualcosa di simile: le immagini mentali sono più confuse, si accavallano, diventa più difficile riuscire a comunicare chiaramente e aumenta il rischio di fraintendimenti, di conflitto e di comportamenti reattivi, sia nella sfera professionale che privata.

Riuscire a ristabilire uno stato di quiete interiore è il presupposto necessario per comunicare con chiarezza e agire consapevolmente.

Esistono molte tecniche che aiutano a ristabilire uno stato di maggiore quiete interiore molte delle quali pongono l’attenzione sulla respirazione consapevole, sul ritmo respiratorio, ma includono anche l’uso delle visualizzazioni, ossia di immagini mentali guidate. Lo scopo non è di estraniarsi e dimenticare quanto accade attorno ma ritrovare una maggiore centratura e stabilità, a tutti i livelli.

Per comprendere perché le visualizzazioni funzionano ci soffermiamo a considerare le due seguenti due leggi della psicodinamica:

Prima legge: ” Le immagini o figure mentali e le idee tendono a produrre le condizioni fisiche e gli atti esterni ad esse corrispondenti”.

Terza legge: “le idee e le immagini tendono a suscitare le emozioni e i sentimenti ad esse corrispondenti”.

Cosa significa? Significa che c’è un legame tra il pensare, il sentire e l’agire e che se l’azione o il comportamento adottato in una data situazione non risulta soddisfacente o utile per migliorare la situazione (interna o esterna), e le relazioni (professionali e personali), abbiamo sempre la possibilità di agire in modo nuovo; ma per farlo è importante osservare quali sono le immagini mentali e i pensieri che si alimentano, quali emozioni e sentimenti suscitano. L’azione consapevole richiede una mente quieta e la quiete mentale può essere ritrovata e mantenuta attraverso la pratica della consapevolezza.

Simonetta Marenzi

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Questo articolo nasce dopo un laboratorio sul tema della promozione professionale e autoimprenditorialità svolto con una collega durante il quale più volte i partecipanti citavano, con una certa ciclicità due parole: Fiducia e Valore.

Oggi mi soffermo a riflettere sulla seconda, sulla parola valore, sul suo significato, spesso frainteso e confuso con il prezzo. L’etimologia della parola ci può venire in aiuto il cui significato rimanda all’idea di forte, gagliardo, merito e il suffisso “orem” indica una disposizione o stato. Quindi è di valore ciò che permette di conseguire o mantenere uno stato di forza e vitalità, energia. Quando il lavoro, – proprio e altrui – o quando i prodotti ottenuti attraverso il lavoro, vengono sminuiti, sottostimati, il prezzo non potrà che riflettere questa svalutazione. Il prezzo è il risultato di calcolo di costi e ricavi, e di legge di domanda e di offerta. Il prezzo è collegato al costo dei materiali impiegati, delle competenze e abilità necessarie per per la realizzazione di un bene o per la prestazione di un servizio; è collegato alla necessità di dare continuità ad un ciclo produttivo e di vita di una impresa. Ma è influenzato anche dalle politiche economiche nazionali e internazionali e soprattutto dalla “cultura” socio economica del tempo e del luogo”, ossia dalle emozioni e schemi di pensiero di un’epoca e contesto, che a loro volta sono influenzate dalla comunicazione mediatica e non solo.

Il prezzo non ha a che fare con il vero valore delle cose. Il prezzo è mediazione di tanti elementi e considerazioni. Il valore è altro. Le cose che sulla terra hanno maggior valore sono completamente sottostimate in termini di prezzo. L’acqua potabile, l’aria, la terra, la vita sono i primi esempi che mi vengono in mente che subiscono un costante processo di disistima e sono valori perché ne abbiamo assoluto bisogno per mantenerci in uno stato di vitalità ed energia. Ecco che il prezzo non può riflettere il vero valore delle cose perché alcune di queste sono inestimabili per loro stessa natura e molte altre sarebbero per la maggioranza delle persone inaccessibili. Altre ancora che invece “costano” molto, possono essere quasi del tutto prive di valore eppure riscontrare grande attrattiva.

Quando il lavoro è sottopagato viene tolta la possibilità di disporre di tutta l’energia (denaro) necessari per conservare uno stato di vitalità e di forza che sono necessari per far fronte alle esigenze della vita. Viceversa una sovrastima eccessiva, in termini di prezzo, porta a distribuire un’eccesso di forza- energia (e quindi anche il denaro) che se non viene incanalata in modo opportuno, molto spesso o viene sprecata o accumulata, e questo genera distorsioni in un sistema, genera malattia (per esempio bolle speculative, eccessi di risparmio, consumismo, investimenti “sbagliati”). Prezzo e valore sono due cose molto diverse.

La frase che ho scelto di Maria Montessori parla di “coscienza del valore”, coscienza di quali siano le cose da cui triamo davvero vitalità, energia e forza per la vita, che ci nutrono e ci sostengono; e coscienza di quali siano le abilità che a nostra volta ci permettono di donare forza, vitalità ed energia agli altri e alla Vita, attraverso il nostro agire quotidiano, attraverso il nostro lavoro.

Avere coscienza delle proprie predisposizioni, scoprire il proprio talento, ciò in cui già si percepisce di avere una certa forza, e riuscire ad esprimerla, allenarla e perfezionarla, che si tratti di una tendenza e predisposizione organizzativa, abilità nell’amministrare, inventiva e creatività – che possono esprimersi non solo in un lavoro artistico ma come arte di vivere e di trovare soluzioni nuove – significa scoprire il proprio valore ed esprimerlo, autorealizzarlo. In questo modo il ciclo di “dare e ricevere” trova il suo equilibrio e bilanciamento.

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Come si evince dal titolo spesso si ha la percezione di avere delle energie latenti, del potenziale inespresso che si vorrebbe riuscire a veicolare in un progetto professionale, in un possibile nuovo ruolo, o in un processo di cambiamento personale. Tuttavia ci si ritrova invischiati in una routine quotidiana fatta di abitudini consolidate, che se da un lato offrono quella sicurezza data dalla ripetitività dei ritmi e azioni dall’altro lasciano insoddisfatti ed emerge la sensazione che nulla cambi. Come uscire dall’impasse?

La chiave di accesso all’espressione del proprio potenziale è data dalla consapevolezza. Cosa significa e come si fa? L’immagine che ho realizzato riproduce un IO centrale che possiamo immaginare essere come una sorta di manager interiore o di un direttore di orchestra, un testimone interiore a cui spetta in difficile ma anche entusiasmante compito di conoscere, dirigere, armonizzare le diverse parti del proprio team/orchestra – ossia le varie sub personalità corrispondenti sia ai ruoli sociali che si rivestono nel proprio quotidiano ma anche aspetti psicologici (come per esempio potrebbe essere una parte di noi molto timida o insicura e che prova difficoltà a parlare in pubblico o a proporsi per condurre un progetto nonostante ci sia anche il desiderio di farlo, o una parte poco assertiva al lavoro o in famiglia etc. ) – direzionandole verso un obiettivo funzionale al maggiore benessere dell’intero sistema. L’immagine infatti riproduce una situazione in cui alcuni aspetti – ruoli sono più forti rispetto ad altri e sono più rilevanti.

Se ti ritrovi a “sognare ” un nuovo ruolo-incarico in azienda ma ancora non riesci a veicolare le energie in quella direzione perché per esempio una vocina interiore subdolamente ti dice che potresti non farcela, di fatto stai osservando un conflitto in atto, tra una parte di te che desidera e vuole la promozione e una parte di te che teme di non farcela. E tacitare l’una o l’altra, rifiutarsi di ascoltare e di vedere – come abitualmente si è portati a fare in ogni contesto – non serve perché una parte ridotta al silenzio non scompare ma ritornerà alla carica, magari in momenti poco opportuni e con maggiore forza e vigore. Nulla si crea o si distrugge ma tutto si trasforma. Ma per trasformare devo prima conoscere e gestire.

Ecco che la consapevolezza del proprio teatro interiore, ossia dei diversi aspetti della propria interiorità e di come questi tendono a esprimersi, di quali sensazioni fisiche ci fanno sperimentare, quali emozioni ci fanno provare e quali pensieri pensare, il più delle volte nostro malgrado, diventa un passaggio fondamentale per riscrivere il “copione” affinché quelle energie latenti e quelle potenzialità inespresse possano finalmente emergere per portare maggiore bellezza, abbondanza e armonia nella propria vita.

La chiave di questo processo è la consapevolezza, che si può coltivare in modi e con tecniche diverse. Uno semplice e fondamentale per iniziare è quello di portare l’attenzione al respiro, imparando ad accorgersi a come cambia nelle diverse situazioni e se questo avviene significa che le emozioni e i pensieri sono modificati e che con tutta probabilità ci siamo identificati con una sub personalità (per esempio quella che si ritira per mancanza di cor-aggio ed assertività). Questo è un buon inizio ma poi è fondamentale imparare a conoscere il proprio teatro interiore con uno sguardo all’intero sistema, per riconoscere a quali parti stiamo dando più valore e spazio e quali invece sono trascurate, e quindi procedere a ridistribuire le energie in modo più funzionale e consono ai nuovi obiettivi, per manifestare le potenzialità in latenza; e questo è un processo che si svolge utilizzando tecniche e strumenti diversi che coniugano sia momenti di consapevolezza e introspezione che momenti di pratica di ri-orientamento della volontà.

Simonetta Marenzi

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Gli esercizi di concentrazione aiutano a focalizzare la mente, l’attenzione in una direzione specifica. Danno modo di risalire dall’oggetto al concetto e quindi dalla materia allo spirito, all’idea che è fondamento dell’oggetto. Questo può aiutare ad approfondire questioni che stanno a cuore, per trovare soluzioni nuove in ogni ambito e contesto. Ecco perché tali pratiche stanno trovando sempre più applicazione anche in azienda.

Tuttavia se si trattasse solo di questo, di usare la concentrazione per migliorare le performance si alimenta la tendenza a guardare la vita in termini di miglioramento delle prestazioni, in termini cioè quantitativi e di PIL individuale e collettivo. Si corre il rischio di legare il pensiero a desideri, impulsi o istinti, più di quanto già avvenga di consueto, cioè a delle forze della natura biopsichica e quindi a ciò che è materia. In tal modo l’individuo si lega ancora di più a ciò che già lo assorbe.

Un altro rischio è di alimentare ideologie e quindi conflittualità poiché le due cose vanno di pari passo e la storia ce lo dimostra. Quanto più si ama una ideologia tanto più difficile risulta la relazione ad eccezione di chi la condivide.

Il fine della concentrazione è di liberare il pensiero da quelle forze che già lo asservono alla materia.

Quando il pensiero è diventato materiale le azioni quotidiane sono per lo più reazioni, dettate da istinti impulsi e desideri e il pensiero viene utilizzato solo per trovare una giustificazione per tali reazioni. Il pensiero libero permette di svincolarsi dalle tipiche reazioni dettate dalla propria natura, dalla materia biopsichica, e agire in modo nuovo. I percorsi di consapevolezza servono anche a questo, a contattare quelle forze nuove per un agire che sia davvero libero e passare dalla re-azione all’azione.

Per dirlo anche con un altro linguaggio spiritualizzare la materia è possibile ma serve acquisire un pensiero libero dai sensi. Il che non significa disinteressarsi delle questioni quotidiane ma semmai affrontarle acquisendo una prospettiva più inclusiva. Chi ha funzioni di leadership e guida un team sa quanto la capacità di concentrazione sia importante e quanto sia altresì importante usare il pensare non per alimentare ideologie di sorta ma per migliorare la vita sul piano materiale, scopo fondamentale di ogni impresa economica.

www.impresamoderna.org Per informazioni sui percorsi di sviluppo di yoga e Psicosintesi simonettamarenzi@outlook.it

#psicosintesi #yoga #concentrazione #mindfullness #sviluppopersonale #libertà

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Economia e Anima

Ieri, durante una formazione sul tema dell’auto imprenditorialità mi hanno chiesto come ho conciliato questi due temi che sembrano così distanti tra loro, sia negli obiettivi che nei modi. Ma in realtà non è così.
Il principio economico mira a raggiungere il miglior risultato possibile con il minor dispendio di energia ed ha a che fare con i processi di produzione, distribuzione e consumo per soddisfare i bisogni.
Anche nell’essere umano e in ogni organismo vivente esistono questi processi che vengono messi in atto costantemente, a livello fisico, organico ma anche intrapsichico con l’intento di preservare la vita e permettere l’evoluzione nei tempi e modi possibili.
Questi processi sono espressione di un’attività “istintuale ” ravvisabile in tutto ciò che esiste. Quando questa attività viene organizzata e gestita in modo consapevole, inclusivo e con volontà di bene allora diventa anche espressione di bellezza ed armonia. L’economia classicamente intesa non è altro che una piccola espressione di questo principio. Ecco perché l’economia aiuta a conoscere l’anima e viceversa. Una economia senza anima diventa sfruttamento di vita e l’anima senza un attenzione al principio economico può causare dispersione e perdita. Il fine dell’economia è in Essenza anche il suo principio, ciò che la muove, ed è espressione al tempo stesso di un intento di amore e di sintesi e di attività intelligente in costante evoluzione e manifestazione.

http://www.edizioniilciliegio.com/scheda-libro/simonetta-marenzi/lanima-delleconomia-e-leconomia-dellanima-9788867716951-644414.html

souleconomy #yogaeconomy #counseling #psicosintesi #anima #economia #coaching #sviluppo #evoluzione #autoimprenditorialità #careercoaching

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La consapevolezza ci aiuta a riconoscere cosa fa vibrare la nostra anima, qual’é il sogno che ci muove, e gli ostacoli interni ed esterni che abbiamo di fronte. La volontà è il fuoco che alimenta quel sogno, orienta le nostre azioni, le organizza. Sono due strumenti che ci consentono di compiere una azione: una più interna di conoscenza, osservazione e presenza, l’altra più esterna, orientata verso un intento ed obiettivo. E solo usando entrambi gli aspetti che possiamo davvero parlare di azione consapevole e libera da impulsi, istinti e condizionamenti mentali derivanti anche dal contesto socioculturale in cui ci troviamo.

Entrambi questi strumenti sono vie preferenziali di approccio alla vita in base alla diversa tipologia biopsichica. Sono una risorsa ma al tempo stesso possono diventare un limite quando usati in modo eccessivo. Ed entrambi gli aspetti possono essere allenati, equilibrati, e usati in modo consapevole e specifico.

Un essere umano è un organismo vivente dotato di un corpo fisico, di emozioni e di una mente e svolge diversi ruoli sociali nella vita, alcuni ritenuti più gratificanti di altri sia per fattori interni che esterni. Riuscire ad armonizzare tutti questi aspetti, armonizzare il proprio “team interiore” richiede consapevolezza e volontà, una volontà che sia al tempo stessa forte, in grado per esempio di riuscire a superare le tendenze impulsive , ma che sia anche buona e saggia.

Anche le imprese, proprio come ogni essere umano sono un organismo vivente, fatto da una molteplicità di individui che si relazionano tra loro e lavorano in team che possono essere statici o fluidi, in costante cambiamento per turni di lavoro, per cambiamenti aziendali quali fusioni, incorporazioni, e collaborazioni strategiche. Ed ogni impresa ha un suo corpo fisico (la struttura aziendale), un suo corpo emozionale, (le emozioni prevalenti nell’ambiente quali paura di una crisi aziendale, o piuttosto una fiducia reciproca, livello di stress etc.) e un corpo mentale (convinzioni, regole formali ed informali, sistema socio culturale in cui è inserita). Compito del leader è di indicare la direzione e per farlo deve potere osservare la situazione a 360 gradi il che implica capacità osservativa, consapevolezza – delle risorse fisiche, energetiche e di competenze e abilità interne e di osservare gli ostacoli interni ed esterni, ma anche capacità di orientare il “fuoco” dei suoi collaboratori e creare unità di intento. Per farlo se si agisce solo attraverso la volontà forte si andranno ad alimentare quelle emozioni interne che stanno creando ostacolo o che provano paura. Integrando anche una volontà buona e saggia allora il focus sarà centrato su come ottenere il miglior risultato possibile con il minor dispendio di energie, in senso sistemico ed olistico.

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Viviamo in una realtà che diviene sempre più “fluida”, in costante movimento e capiterà sempre più spesso di dover interagire e lavorare all’interno di gruppi diversi e in contesti diversi. Ecco perché non sempre è possibile pensare in termini di team building, perché il team potrà avere tempi relazionali molto brevi ma comunque dovrà essere in grado di affrontare sfide concrete e raggiungere obiettivi e risultati. Un incontro e collaborazione limitata quindi nel tempo ma definita da un obiettivo e intento. Uno dei punti che affrontiamo oggi è il fatto che è importante ricordare che l’incontro e la collaborazione sono una scelta. Una scelta che muove a cercare ciò che unisce piuttosto ciò che divide e dalla consapevolezza che un team e molto di più che una semplice somma di persone. Per affrontare le grandi sfide di questo millennio collegate a cambiamento climatico, desertificazione, riscaldamento e acidificazione degli oceani, crescente divario sociale e povertà abbiamo bisogno sempre più di collaborare, anche con chi è molto distante e “diverso “ da noi, ed è necessario integrare le competenze che derivano da ogni ambito e sfera. Farlo non è semplice perché significa interagire tra professioni diverse, generazioni diverse, e diverse culture e credo. Il che significa doversi confrontare con diversi modi di pensare, di agire, diversità di idee, di valori, diverse priorità. Si tratta di sfide troppo grandi per essere affrontate e risolte da singoli individui. Non abbiamo bisogno di eroi che lottano contro tutto il resto del mondo ma abbiamo bisogno di imparare ad unire le forze, al di là delle diversità per raggiungere una meta comune. Questo tipo di collaborazione richiede la necessità di focalizzarsi sullo sviluppo della self leadership.
Una volta ho letto una bella frase di Antoine de Saint Exupery che a mio avviso si adatta al caso ma che apre un ulteriore argomento che verrà affrontato in altra occasione. La frase è questa: Se vuoi costruire una barca , non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire gli ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito.
#teaming #choise #teamwork #teaming #psicosintesi #coaching #goalschallenge #yogaeconomy

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