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Archive for settembre 2022

Premetto che quanto segue è in parte uno sfogo nel constatare come stanno le cose nel mondo del lavoro nel 2022. Certo non ovunque e non per tutti. Ma per molti sì.

Per lavoro ascolto le persone e le ascolto perché ascoltare fa bene a chi ascolta e a chi si sente ascoltato. Molti di coloro che ascolto sono lavoratori, di diverso ruolo e funzione, di diversi contesti organizzativi e settori. Alcuni sono lavoratori in cerca di occupazione, o studenti che si affacciano sul mondo del lavoro, o lavoratori che desiderano cambiare lavoro o lavorare per un’azienda diversa.

Ciò che spesso emerge è la dura verità con cui molti si scontrano; una realtà che sembra appartenere a pochi sporadici casi da cronaca ma che è più diffusa di quel che si pensa. La verità è che essere umani non è più di moda e non è più il modo in cui si viene trattati o ci si rapporta.

Alcuni esempi? Vediamo ….direttori del personale e capi di azienda che a malapena conoscono il nome dei loro dipendenti e nulla più; che ascoltano i loro dipendenti senza mai alzare lo sguardo dal pc, vuoi per paura del confronto e perché relazionarsi con un pc è più semplice o vuoi perché hanno “altro” da fare. Costoro non si accorgono delle dinamiche relazionali distorte che inficiano la gestione delle attività e se si accorgono scelgono di non fare nulla, nella speranza che le cose si sistemino da sé. Richieste di straordinario che vanno oltre il limite massimo, e allora per non incorrere in sanzioni non vengono nemmeno segnate, tanto prima poi le recuperano …con le ferie….che tanto non si riescono a fare perché sotto organico o non si possono fare. Proposte contrattuali del tipo …”per un anno lo stipendio è di 800,00 euro al mese ma non sono previste ferie. La malattia non è retribuita e sono previste delle penali. Ma dopo un anno puoi salire di livello e guadagnare 1000,00 euro”. Oppure “un periodo di lavoro non retribuito (da uno a tre mesi) ma poi, se lavori bene, tranquillo che vieni assunto”. O ancora lo stipendio è di….ma restituisci in contanti un tot. Oppure 400,00 euro al mese per 8 ore di lavoro al giorno senza rimborsi spese viaggio o buoni pasto. Tanto che bisogno c’è di mangiare? Una merendina e si riprende. In fin dei conti non hai esperienza del settore; o magari sei troppo giovane, o forse non lo sei più a sufficienza. Per non parlare degli stipendi orari dai 3 a cinque euro l’ora. I contratti su chiamata del tipo: ti chiamo quando ho bisogno per cui devi essere sempre disponibile. Altri esempi? Vediamo.. potrei raccontare di chi ha provato a chiedere un permesso per una importante necessità familiare, che non sto a riportare, ma questa pretesa gli è costata la perdita del lavoro.

Non sto parlando di piccole imprese che a loro volta hanno problemi di sopravvivenza. Alcune lo sono ma altre no. Altre sono grandi aziende di diverso settore e tipo di attività, enti pubblici, cooperative i cui manager hanno stipendi medi di 10 volte ( a volte molto di più ) rispetto ai loro collaboratori e per cui una riduzione del fatturato dello 0,tot% o un mancato incremento del tot % sono le motivazioni che stanno alla base di turni di lavoro disumani. Tanto gli straordinari costano meno che nuove assunzioni. Il problema non è il gap tra gli stipendi dei manager e dei loro collaboratori. Il problema è che quello stipendio contiene anche una quota parte di ciò che renderebbe la vita più dignitosa ad altri, o quanto meno vivibile. Il problema è che il collaboratore non è visto in quanto tale ma è visto come una merce da sfruttare fino a che regge. E più di un anno o due non reggono. Ma poco male, tanto poi ne arriva uno che ha più bisogno, più fame, e allora accetterà.

Alcuni lavoratori ci provano a “tener duro” ma poi soffrono e si ammalano. Soffrono o si ammalano perché non hanno una vita. Alcuni perché non hanno abbastanza denaro per permettersela e altri perché non hanno il tempo da dedicarle.

E siccome i lavoratori nostrani hanno poca voglia di lavorare allora proviamo con gli stranieri. Loro fanno meno storie. Loro sono disposti a vivere in 10 o 15 in un appartamento di 70 mq. Non di giorno ovviamente, perché di tanto in tanto la polizia locale passa a verificare. Ma di sera, quando cala l’oscurità arrivano, con le loro bici, e vanno a dormire sui quei comodi materassi a terra. Dormire a terra ha i suoi vantaggi; fa bene alla schiena. Inoltre puoi dividere le bollette per 10 o 15!

Emergono così due aspetti: quello diurno, razionale, emerso; e quello dell’ombra, di ciò che emerge dall’oscurità della notte e della psiche. Quello diurno spesso fatto di spot, di slogan, di pubblicità, eventi e convegni sul dare valore alle persone, sul neo umanesimo, sul credere negli esseri umani e sul porre le persone al centro e quello dell’ombra dove le persone sono il mezzo attraverso cui soddisfare i propri obiettivi: di bilancio, di carriera, di realizzazione e di espansione. E quando sono un ostacolo a questi obiettivi rappresentano un problema. E per molti vige la logica: o sei parte della soluzione o sei parte del problema e se sei parte del problema non mi servi. Come se il mondo fosse stato creato solo per alcuni che hanno più diritto di altri. E allora meglio ricorrere alla tecnologia quanto più possibile. Non ha bisogni, se non di manutenzione e aggiornamento dei software, non si ammala, non si ciba, non ha bisogno di ferie e soprattutto non ha emozioni. Non ha emozioni perché non è viva. Ma ciò che non è vivo non potrà mai rispondere e comprendere i bisogni di chi lo è. Potrà comprendere e soddisfare soltanto i bisogni dello stesso livello e tipologia.

Non c’è in me un intento di critica negativa o di giudizio. Espongo un pezzetto di quel grande puzzle che è la vita reale. Una porzione della realtà di alcuni. E questa fetta di realtà è figlia dell’aver considerato il lavoro una merce. Questo ha portato a considerare il lavoratore, le persone, alla stessa stregua, quale merce oggetto di scambio; al pari del bestiame e degli altri elementi del regno minerale, vegetale e animale. D’altro canto, così abituati a sfruttare ogni risorsa naturale per ragioni di PIL, se il PIL è la sola cosa che conta a livello individuale, gruppale, nazionale e globale, se l’incremento di fatturato non basta mai, in questa logica trovano spazio e proliferano quei comportamenti e attitudini. A volte sono proprio gli imprenditori e i manager vittime dei loro stessi schemi mentali perché chi tratta da merce non può sentirsi diverso da così e tratta gli altri come in fondo tratta la parte più preziosa di sé.

Come se ne esce? Non se ne esce fino a che si continua a far finta che non esiste. Non si può cambiare ciò che non si vede o che si sceglie di non vedere. Questo può voler dire due cose: o che da questa situazione si trae un vantaggio a cui non si vuole rinunciare, si a livello micro ma soprattutto a livello macro, o che si teme di affrontarla e non si sa e in che direzione muoversi per apportare un miglioramento. O è un mix delle due cose. Nel primo caso c’è poco che l’individuo possa fare singolarmente per cambiare le cose e spetterebbe ai macrosistemi occuparsene. Spetterebbe alla sfera politica, economica e educativa. Nel secondo caso invece c’è spazio per altro; per identificare obiettivi di miglioramento e strategie per attuarlo. E questo altro può essere creato come un abito su misura, adatto al contesto e fuori da ogni ideologia di qualunque tipo che alla fine non fa altro che aumentare il divario tra luce e ombra.

Simonetta Marenzi

Counselor e Coach

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