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Archive for novembre 2020

Andiamo a vedere cosa hanno in comune queste tre cose che apparentemente sembrano molto lontane tra loro.

La parola “yoga” significa “unire, aggiogare”. Ma che cosa e con quale fine? Un’unione sia interiore che con il divino. L’uomo non è pura coscienza poiché questa si esprime attraverso un organismo composto da involucri diversi: fisico, emozionale e mentale. Questi “involucri” o aspetti velano la coscienza ma sono tutti necessari ai fini della manifestazione. Il corpo ci fa agire, le emozioni ci fanno “sentire”, la mente dà significato, organizza e mette ordine. Ma questi tre aspetti sono spesso in conflitto tra loro. Così mente e corpo raramente agiscono allineati e ne deriva confusione, stasi, perdita di vitalità ed energia. Ecco che la attraverso la pratica dello yoga si inizia ad accorgersi, a sviluppare consapevolezza di questi tre aspetti nelle diverse “asana” – posizioni per fare in modo di portare questa attenzione nelle diverse “posizioni-situazioni” di vita in cui ci si trova e stà. Ma averne consapevolezza soltanto non basta altrimenti non ci sarebbero possibilità di sviluppo né di evoluzione. A questa consapevolezza segue ed è simultanea la possibilità di attivare la volontà per favorire l’unione. La volontà può essere attivata per gestire un impulso che porterebbe ad agire, se lasciato libero, in modi erronei generando esperienze dolorose. Ecco che emerge la possibilità di “aggiogare” quelle forze della propria natura biopsichica che potrebbero alimentare esperienze dolorose. Lo yoga risveglia la capacità di vedere prima, ma poi anche di gestire, armonizzare e coordinare e aggiogare aspetti e forze che altrimenti tenderebbero a manifestarsi in modo caotico, disorganizzato e ignorante (nel senso di ignorare le possibili conseguenze dei propri impulsi e istinti non regolati e gestiti). Un viaggio che ha per meta lo sviluppo della coscienza.

Ma veniamo alla Psicosintesi, che etimologicamente esprime l’idea di creare sintesi tra aspetti diversi di una psychè. Sintesi significa unire, comporre insieme. Ma affinché possa esserci una composizione deve esserci un centro che organizza e gestisce tale armonizzazione. Esistono diverse possibilità di creare sintesi in un individuo. Talvolta tale organizzazione e sintesi può essere parziale e avvenire attorno ad un ruolo specifico, una passione, una idea. Questo è funzionale ad esempio a raggiungere un obiettivo specifico ma può lasciare insoddisfatti dopo un po’ perché altri aspetti di sé e della propria vita non vengono nutriti a sufficienza nè visti, e si diventa consapevoli che anche altri aspetti di vita sono importanti. La sintesi può quindi essere più completa e favorire uno stato di maggiore equilibrio e armonia della persona in ogni sfera della vita, ma può procedere oltre e includere l’aspetto transpersonale, ciò che va oltre la persona per attivarne le qualità e potenzialità latenti.

Assagioli, il padre fondatore di questo metodo, riteneva la sintesi fosse un principio regolatore, una legge, che opera non solo nell’uomo ma ravvisabile ovunque, in ogni campo e sfera e che si esprime come un “movimento”, una tendenza verso l’integrazione e l’unione. Concetto questo he ritroviamo anche in Teosofia. Ma ogni sintesi, parziale, personale o transpersonale ha bisogno che sia attivo un centro che si occupi di realizzarla.

Una metafora che spesso si utilizza in Psicosintesi per rappresentare l’Io, il centro regolatore, è quella del direttore di orchestra. Dà le spalle al pubblico è il suo lavoro consiste nel fare tutto il possibile affinché ogni musicista dia il meglio di sé assieme a tutti gli altri. Ciò che ne consegue è un’esperienza di armonia e bellezza che coinvolge orchestra, direttore e pubblico e che fa sentire l’energia scorrere dentro ciascuno.

Entrambi i metodi, Yoga e Psicosintesi hanno sviluppato i loro metodi e strumenti per favorire la realizzazione di questo processo e meta.

Cosa hanno in comune con la gestione di un’azienda?

Un’azienda è un “organismo vivente” composto da più elementi che possono “muoversi” in modo caotico e disorganizzato, in risposta a impulsi, bisogni, paure, istinti e idee diverse tra loro. Se manca una leadership che agisca come un centro regolatore in grado di favorire un processo di armonizzazione delle diverse parti e forze, l’espressione di quella impresa risulterà frammentata e divisa, le sue azioni saranno meno efficaci e frammentate in diverse direzioni. Talvolta alcune leadership sono parziali, focalizzate cioè su un solo bisogno, che può essere quello del leader, dei soci, degli azionisti che comunque viene soddisfatto attraverso il lavoro di tutti. E’ una fase che può risultare gratificante e dare risultati per un po’ ma non a lungo. Perché? Perchè è una leadership non inclusiva; focalizzata su alcuni, pochi elementi ma ne esclude altri. A volte, può essere necessario farlo ma prima o poi le parti escluse, che pure fanno parte di quel sistema e vi collaborano, si faranno sentire e chiederanno attenzione per essere riconosciute, incluse, integrate e sperimentare a loro volta gratificazione e benessere. Ignorare questo significa lasciare spazio al conflitto che è il modo con cui un sistema dichiara che c’è qualcosa che non va.

Quanto sta accadendo nel mondo economico e delle imprese è proprio questo. Emergono necessità e bisogni di altre parti, che non includono solo il regno umano ma anche quello animale e vegetale. Che richiedono di essere visti e inclusi e che i benefici di cui godono alcuni anche grazie al contributo, e spesso allo sfruttamento di questi, venga ridistribuito per un esperienza di bene e di bellezza che li includa.

Non c’è una leadership giusta o sbagliata a prescindere poiché ogni impresa è una realtà a sè, situata in un contesto storico, culturale e geografico specifico. Ma servono consapevolezza delle “forze” presenti in un impresa, delle diverse tendenze e impulsi, volontà di gestire tali tendenze ma soprattutto serve una tendenza alla sintesi, e la sintesi è un principio che in sé esprime Volontà e Amore. In che modo? Attraverso l’agire, che è espressione di Intelligenza. Ciò può essere compiuto fuori solo se si è disposti a fare altrettanto dentro di sé.

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