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Archive for the ‘Senza categoria’ Category

Proprio come si nota da questa foto scattata al lago di Fusine quando l’acqua è tranquilla l’immagine che vi si riflette è chiara ma appena soffia una leggera brezza la superficie s’increspa e le immagini, per chi guarda, si fanno più confuse ed incerte.

Quando si è agitati, stressati ed in ansia, o quando si è in collera si sperimenta qualcosa di simile: le immagini mentali sono più confuse, si accavallano, diventa più difficile riuscire a comunicare chiaramente e aumenta il rischio di fraintendimenti, di conflitto e di comportamenti reattivi, sia nella sfera professionale che privata.

Riuscire a ristabilire uno stato di quiete interiore è il presupposto necessario per comunicare con chiarezza e agire consapevolmente.

Esistono molte tecniche che aiutano a ristabilire uno stato di maggiore quiete interiore molte delle quali pongono l’attenzione sulla respirazione consapevole, sul ritmo respiratorio, ma includono anche l’uso delle visualizzazioni, ossia di immagini mentali guidate. Lo scopo non è di estraniarsi e dimenticare quanto accade attorno ma ritrovare una maggiore centratura e stabilità, a tutti i livelli.

Per comprendere perché le visualizzazioni funzionano ci soffermiamo a considerare le due seguenti due leggi della psicodinamica:

Prima legge: ” Le immagini o figure mentali e le idee tendono a produrre le condizioni fisiche e gli atti esterni ad esse corrispondenti”.

Terza legge: “le idee e le immagini tendono a suscitare le emozioni e i sentimenti ad esse corrispondenti”.

Cosa significa? Significa che c’è un legame tra il pensare, il sentire e l’agire e che se l’azione o il comportamento adottato in una data situazione non risulta soddisfacente o utile per migliorare la situazione (interna o esterna), e le relazioni (professionali e personali), abbiamo sempre la possibilità di agire in modo nuovo; ma per farlo è importante osservare quali sono le immagini mentali e i pensieri che si alimentano, quali emozioni e sentimenti suscitano. L’azione consapevole richiede una mente quieta e la quiete mentale può essere ritrovata e mantenuta attraverso la pratica della consapevolezza.

Simonetta Marenzi

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Questo articolo nasce dopo un laboratorio sul tema della promozione professionale e autoimprenditorialità svolto con una collega durante il quale più volte i partecipanti citavano, con una certa ciclicità due parole: Fiducia e Valore.

Oggi mi soffermo a riflettere sulla seconda, sulla parola valore, sul suo significato, spesso frainteso e confuso con il prezzo. L’etimologia della parola ci può venire in aiuto il cui significato rimanda all’idea di forte, gagliardo, merito e il suffisso “orem” indica una disposizione o stato. Quindi è di valore ciò che permette di conseguire o mantenere uno stato di forza e vitalità, energia. Quando il lavoro, – proprio e altrui – o quando i prodotti ottenuti attraverso il lavoro, vengono sminuiti, sottostimati, il prezzo non potrà che riflettere questa svalutazione. Il prezzo è il risultato di calcolo di costi e ricavi, e di legge di domanda e di offerta. Il prezzo è collegato al costo dei materiali impiegati, delle competenze e abilità necessarie per per la realizzazione di un bene o per la prestazione di un servizio; è collegato alla necessità di dare continuità ad un ciclo produttivo e di vita di una impresa. Ma è influenzato anche dalle politiche economiche nazionali e internazionali e soprattutto dalla “cultura” socio economica del tempo e del luogo”, ossia dalle emozioni e schemi di pensiero di un’epoca e contesto, che a loro volta sono influenzate dalla comunicazione mediatica e non solo.

Il prezzo non ha a che fare con il vero valore delle cose. Il prezzo è mediazione di tanti elementi e considerazioni. Il valore è altro. Le cose che sulla terra hanno maggior valore sono completamente sottostimate in termini di prezzo. L’acqua potabile, l’aria, la terra, la vita sono i primi esempi che mi vengono in mente che subiscono un costante processo di disistima e sono valori perché ne abbiamo assoluto bisogno per mantenerci in uno stato di vitalità ed energia. Ecco che il prezzo non può riflettere il vero valore delle cose perché alcune di queste sono inestimabili per loro stessa natura e molte altre sarebbero per la maggioranza delle persone inaccessibili. Altre ancora che invece “costano” molto, possono essere quasi del tutto prive di valore eppure riscontrare grande attrattiva.

Quando il lavoro è sottopagato viene tolta la possibilità di disporre di tutta l’energia (denaro) necessari per conservare uno stato di vitalità e di forza che sono necessari per far fronte alle esigenze della vita. Viceversa una sovrastima eccessiva, in termini di prezzo, porta a distribuire un’eccesso di forza- energia (e quindi anche il denaro) che se non viene incanalata in modo opportuno, molto spesso o viene sprecata o accumulata, e questo genera distorsioni in un sistema, genera malattia (per esempio bolle speculative, eccessi di risparmio, consumismo, investimenti “sbagliati”). Prezzo e valore sono due cose molto diverse.

La frase che ho scelto di Maria Montessori parla di “coscienza del valore”, coscienza di quali siano le cose da cui triamo davvero vitalità, energia e forza per la vita, che ci nutrono e ci sostengono; e coscienza di quali siano le abilità che a nostra volta ci permettono di donare forza, vitalità ed energia agli altri e alla Vita, attraverso il nostro agire quotidiano, attraverso il nostro lavoro.

Avere coscienza delle proprie predisposizioni, scoprire il proprio talento, ciò in cui già si percepisce di avere una certa forza, e riuscire ad esprimerla, allenarla e perfezionarla, che si tratti di una tendenza e predisposizione organizzativa, abilità nell’amministrare, inventiva e creatività – che possono esprimersi non solo in un lavoro artistico ma come arte di vivere e di trovare soluzioni nuove – significa scoprire il proprio valore ed esprimerlo, autorealizzarlo. In questo modo il ciclo di “dare e ricevere” trova il suo equilibrio e bilanciamento.

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Come si evince dal titolo spesso si ha la percezione di avere delle energie latenti, del potenziale inespresso che si vorrebbe riuscire a veicolare in un progetto professionale, in un possibile nuovo ruolo, o in un processo di cambiamento personale. Tuttavia ci si ritrova invischiati in una routine quotidiana fatta di abitudini consolidate, che se da un lato offrono quella sicurezza data dalla ripetitività dei ritmi e azioni dall’altro lasciano insoddisfatti ed emerge la sensazione che nulla cambi. Come uscire dall’impasse?

La chiave di accesso all’espressione del proprio potenziale è data dalla consapevolezza. Cosa significa e come si fa? L’immagine che ho realizzato riproduce un IO centrale che possiamo immaginare essere come una sorta di manager interiore o di un direttore di orchestra, un testimone interiore a cui spetta in difficile ma anche entusiasmante compito di conoscere, dirigere, armonizzare le diverse parti del proprio team/orchestra – ossia le varie sub personalità corrispondenti sia ai ruoli sociali che si rivestono nel proprio quotidiano ma anche aspetti psicologici (come per esempio potrebbe essere una parte di noi molto timida o insicura e che prova difficoltà a parlare in pubblico o a proporsi per condurre un progetto nonostante ci sia anche il desiderio di farlo, o una parte poco assertiva al lavoro o in famiglia etc. ) – direzionandole verso un obiettivo funzionale al maggiore benessere dell’intero sistema. L’immagine infatti riproduce una situazione in cui alcuni aspetti – ruoli sono più forti rispetto ad altri e sono più rilevanti.

Se ti ritrovi a “sognare ” un nuovo ruolo-incarico in azienda ma ancora non riesci a veicolare le energie in quella direzione perché per esempio una vocina interiore subdolamente ti dice che potresti non farcela, di fatto stai osservando un conflitto in atto, tra una parte di te che desidera e vuole la promozione e una parte di te che teme di non farcela. E tacitare l’una o l’altra, rifiutarsi di ascoltare e di vedere – come abitualmente si è portati a fare in ogni contesto – non serve perché una parte ridotta al silenzio non scompare ma ritornerà alla carica, magari in momenti poco opportuni e con maggiore forza e vigore. Nulla si crea o si distrugge ma tutto si trasforma. Ma per trasformare devo prima conoscere e gestire.

Ecco che la consapevolezza del proprio teatro interiore, ossia dei diversi aspetti della propria interiorità e di come questi tendono a esprimersi, di quali sensazioni fisiche ci fanno sperimentare, quali emozioni ci fanno provare e quali pensieri pensare, il più delle volte nostro malgrado, diventa un passaggio fondamentale per riscrivere il “copione” affinché quelle energie latenti e quelle potenzialità inespresse possano finalmente emergere per portare maggiore bellezza, abbondanza e armonia nella propria vita.

La chiave di questo processo è la consapevolezza, che si può coltivare in modi e con tecniche diverse. Uno semplice e fondamentale per iniziare è quello di portare l’attenzione al respiro, imparando ad accorgersi a come cambia nelle diverse situazioni e se questo avviene significa che le emozioni e i pensieri sono modificati e che con tutta probabilità ci siamo identificati con una sub personalità (per esempio quella che si ritira per mancanza di cor-aggio ed assertività). Questo è un buon inizio ma poi è fondamentale imparare a conoscere il proprio teatro interiore con uno sguardo all’intero sistema, per riconoscere a quali parti stiamo dando più valore e spazio e quali invece sono trascurate, e quindi procedere a ridistribuire le energie in modo più funzionale e consono ai nuovi obiettivi, per manifestare le potenzialità in latenza; e questo è un processo che si svolge utilizzando tecniche e strumenti diversi che coniugano sia momenti di consapevolezza e introspezione che momenti di pratica di ri-orientamento della volontà.

Simonetta Marenzi

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Gli esercizi di concentrazione aiutano a focalizzare la mente, l’attenzione in una direzione specifica. Danno modo di risalire dall’oggetto al concetto e quindi dalla materia allo spirito, all’idea che è fondamento dell’oggetto. Questo può aiutare ad approfondire questioni che stanno a cuore, per trovare soluzioni nuove in ogni ambito e contesto. Ecco perché tali pratiche stanno trovando sempre più applicazione anche in azienda.

Tuttavia se si trattasse solo di questo, di usare la concentrazione per migliorare le performance si alimenta la tendenza a guardare la vita in termini di miglioramento delle prestazioni, in termini cioè quantitativi e di PIL individuale e collettivo. Si corre il rischio di legare il pensiero a desideri, impulsi o istinti, più di quanto già avvenga di consueto, cioè a delle forze della natura biopsichica e quindi a ciò che è materia. In tal modo l’individuo si lega ancora di più a ciò che già lo assorbe.

Un altro rischio è di alimentare ideologie e quindi conflittualità poiché le due cose vanno di pari passo e la storia ce lo dimostra. Quanto più si ama una ideologia tanto più difficile risulta la relazione ad eccezione di chi la condivide.

Il fine della concentrazione è di liberare il pensiero da quelle forze che già lo asservono alla materia.

Quando il pensiero è diventato materiale le azioni quotidiane sono per lo più reazioni, dettate da istinti impulsi e desideri e il pensiero viene utilizzato solo per trovare una giustificazione per tali reazioni. Il pensiero libero permette di svincolarsi dalle tipiche reazioni dettate dalla propria natura, dalla materia biopsichica, e agire in modo nuovo. I percorsi di consapevolezza servono anche a questo, a contattare quelle forze nuove per un agire che sia davvero libero e passare dalla re-azione all’azione.

Per dirlo anche con un altro linguaggio spiritualizzare la materia è possibile ma serve acquisire un pensiero libero dai sensi. Il che non significa disinteressarsi delle questioni quotidiane ma semmai affrontarle acquisendo una prospettiva più inclusiva. Chi ha funzioni di leadership e guida un team sa quanto la capacità di concentrazione sia importante e quanto sia altresì importante usare il pensare non per alimentare ideologie di sorta ma per migliorare la vita sul piano materiale, scopo fondamentale di ogni impresa economica.

www.impresamoderna.org Per informazioni sui percorsi di sviluppo di yoga e Psicosintesi simonettamarenzi@outlook.it

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Economia e Anima

Ieri, durante una formazione sul tema dell’auto imprenditorialità mi hanno chiesto come ho conciliato questi due temi che sembrano così distanti tra loro, sia negli obiettivi che nei modi. Ma in realtà non è così.
Il principio economico mira a raggiungere il miglior risultato possibile con il minor dispendio di energia ed ha a che fare con i processi di produzione, distribuzione e consumo per soddisfare i bisogni.
Anche nell’essere umano e in ogni organismo vivente esistono questi processi che vengono messi in atto costantemente, a livello fisico, organico ma anche intrapsichico con l’intento di preservare la vita e permettere l’evoluzione nei tempi e modi possibili.
Questi processi sono espressione di un’attività “istintuale ” ravvisabile in tutto ciò che esiste. Quando questa attività viene organizzata e gestita in modo consapevole, inclusivo e con volontà di bene allora diventa anche espressione di bellezza ed armonia. L’economia classicamente intesa non è altro che una piccola espressione di questo principio. Ecco perché l’economia aiuta a conoscere l’anima e viceversa. Una economia senza anima diventa sfruttamento di vita e l’anima senza un attenzione al principio economico può causare dispersione e perdita. Il fine dell’economia è in Essenza anche il suo principio, ciò che la muove, ed è espressione al tempo stesso di un intento di amore e di sintesi e di attività intelligente in costante evoluzione e manifestazione.

http://www.edizioniilciliegio.com/scheda-libro/simonetta-marenzi/lanima-delleconomia-e-leconomia-dellanima-9788867716951-644414.html

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La consapevolezza ci aiuta a riconoscere cosa fa vibrare la nostra anima, qual’é il sogno che ci muove, e gli ostacoli interni ed esterni che abbiamo di fronte. La volontà è il fuoco che alimenta quel sogno, orienta le nostre azioni, le organizza. Sono due strumenti che ci consentono di compiere una azione: una più interna di conoscenza, osservazione e presenza, l’altra più esterna, orientata verso un intento ed obiettivo. E solo usando entrambi gli aspetti che possiamo davvero parlare di azione consapevole e libera da impulsi, istinti e condizionamenti mentali derivanti anche dal contesto socioculturale in cui ci troviamo.

Entrambi questi strumenti sono vie preferenziali di approccio alla vita in base alla diversa tipologia biopsichica. Sono una risorsa ma al tempo stesso possono diventare un limite quando usati in modo eccessivo. Ed entrambi gli aspetti possono essere allenati, equilibrati, e usati in modo consapevole e specifico.

Un essere umano è un organismo vivente dotato di un corpo fisico, di emozioni e di una mente e svolge diversi ruoli sociali nella vita, alcuni ritenuti più gratificanti di altri sia per fattori interni che esterni. Riuscire ad armonizzare tutti questi aspetti, armonizzare il proprio “team interiore” richiede consapevolezza e volontà, una volontà che sia al tempo stessa forte, in grado per esempio di riuscire a superare le tendenze impulsive , ma che sia anche buona e saggia.

Anche le imprese, proprio come ogni essere umano sono un organismo vivente, fatto da una molteplicità di individui che si relazionano tra loro e lavorano in team che possono essere statici o fluidi, in costante cambiamento per turni di lavoro, per cambiamenti aziendali quali fusioni, incorporazioni, e collaborazioni strategiche. Ed ogni impresa ha un suo corpo fisico (la struttura aziendale), un suo corpo emozionale, (le emozioni prevalenti nell’ambiente quali paura di una crisi aziendale, o piuttosto una fiducia reciproca, livello di stress etc.) e un corpo mentale (convinzioni, regole formali ed informali, sistema socio culturale in cui è inserita). Compito del leader è di indicare la direzione e per farlo deve potere osservare la situazione a 360 gradi il che implica capacità osservativa, consapevolezza – delle risorse fisiche, energetiche e di competenze e abilità interne e di osservare gli ostacoli interni ed esterni, ma anche capacità di orientare il “fuoco” dei suoi collaboratori e creare unità di intento. Per farlo se si agisce solo attraverso la volontà forte si andranno ad alimentare quelle emozioni interne che stanno creando ostacolo o che provano paura. Integrando anche una volontà buona e saggia allora il focus sarà centrato su come ottenere il miglior risultato possibile con il minor dispendio di energie, in senso sistemico ed olistico.

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Viviamo in una realtà che diviene sempre più “fluida”, in costante movimento e capiterà sempre più spesso di dover interagire e lavorare all’interno di gruppi diversi e in contesti diversi. Ecco perché non sempre è possibile pensare in termini di team building, perché il team potrà avere tempi relazionali molto brevi ma comunque dovrà essere in grado di affrontare sfide concrete e raggiungere obiettivi e risultati. Un incontro e collaborazione limitata quindi nel tempo ma definita da un obiettivo e intento. Uno dei punti che affrontiamo oggi è il fatto che è importante ricordare che l’incontro e la collaborazione sono una scelta. Una scelta che muove a cercare ciò che unisce piuttosto ciò che divide e dalla consapevolezza che un team e molto di più che una semplice somma di persone. Per affrontare le grandi sfide di questo millennio collegate a cambiamento climatico, desertificazione, riscaldamento e acidificazione degli oceani, crescente divario sociale e povertà abbiamo bisogno sempre più di collaborare, anche con chi è molto distante e “diverso “ da noi, ed è necessario integrare le competenze che derivano da ogni ambito e sfera. Farlo non è semplice perché significa interagire tra professioni diverse, generazioni diverse, e diverse culture e credo. Il che significa doversi confrontare con diversi modi di pensare, di agire, diversità di idee, di valori, diverse priorità. Si tratta di sfide troppo grandi per essere affrontate e risolte da singoli individui. Non abbiamo bisogno di eroi che lottano contro tutto il resto del mondo ma abbiamo bisogno di imparare ad unire le forze, al di là delle diversità per raggiungere una meta comune. Questo tipo di collaborazione richiede la necessità di focalizzarsi sullo sviluppo della self leadership.
Una volta ho letto una bella frase di Antoine de Saint Exupery che a mio avviso si adatta al caso ma che apre un ulteriore argomento che verrà affrontato in altra occasione. La frase è questa: Se vuoi costruire una barca , non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire gli ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito.
#teaming #choise #teamwork #teaming #psicosintesi #coaching #goalschallenge #yogaeconomy

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Quando si parla di counseling nelle aziende gli obiettivi che vengono spesso menzionati sono il ridurre l’assenteismo, ridurre il turn over e gli infortuni, migliorare il clima relazionale, (solo per citarne alcuni). Obiettivi tutti validi ma qualcuno potrebbe tuttavia obbiettare che, in  momenti di “crisi”, ciò a cui i lavoratori  e  imprenditori  mirano non è il “benessere” dal punto di vista relazionale, quanto piuttosto ad una maggiore sicurezza lavorativa. Una garanzia di continuità.

Questa sicurezza lavorativa spesso è perseguita con un approccio volto a contenere il più possibile  i costi del personale. Se l’azienda risparmia sui costi del personale può “resistere” alle condizioni difficili del mercato. Già, ma per quanto? Inoltre è una tattica che già si pone in difesa. “Resistere in attesa di tempi migliori” . Siamo davvero certi che sia una strategia sempre valida?

Ma soprattutto perché un imprenditore dovrebbe spendere denari ed energie per provare a migliorare qualcosa di “intangibile” come le relazioni interpersonali, l’organizzazione interna, la motivazione, offrendo formazione, counseling e coaching interno piuttosto che negli investimenti, di nuove attrezzature, nel marketing o nell’innovazione tecnologica?

E’ bene anticipare che una cosa non debba per forza escludere l’altra ma soprattutto è fondamentale considerare la formazione del personale, il counseling e il coaching aziendale come strumenti utili a creare innovazione – un fare nuovo (lì dove le vecchie modalità non stanno più dando frutti) – sia in termini relazionali che di sviluppo delle potenzialità latenti e della creatività di una impresa. L’impresa ha bisogno di utilizzare forme diverse di capitale: umano, strumentale e immobiliare, finanziario. Investire per fare formazione ai collaboratori, sia per implementare le conoscenze tecniche che le consapevolezze interne e le soft skills,  è funzionale a migliorare  la motivazione e il piacere di far parte di quella impresa. E’ questo che dà vitalità ed energia, che Anima e muove, che genera passione ed  entusiasmo, creatività, coesione del gruppo di lavoro, resilienza e appartenenza; questi fattori  si ripercuotono, in prima istanza, sull’andamento gestionale dell’impresa che a sua volta favorisce quello economico e finanziario. 

Quindi non si tratta di scegliere su cosa investire per innovare ma di come investire.

La Psicosintesi ci ricorda anche etimologicamente l’importanza di dare attenzione ai diversi aspetti di un organismo complesso. Armonizzare bisogni diversi all’interno di una realtà molteplice quale è un’azienda, non solo è possibile ma auspicabile. Se una parte non sta bene l’intero sistema ne soffre. Il movimento verso l’abbondanza è un movimento che unisce, include, armonizza.

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Qui di seguito una sintesi dei sei principi etici promossi dall’Unesco per supportare gli Stati e le società civili nel prevenire e contenere i danni del cambiamento climatico.

  1. il cambiamento climatico sta danneggiando gli ecosistemi e di conseguenza la vita delle persone, ( molte delle quali sono costrette a migrare in cerca di condizioni più favorevoli con ripercussioni negli Stati di accoglienza). E’ necessario perseguire politiche responsabili ed efficaci e pensare allo sviluppo riducendo le emissioni di gas serra.
  2. Approccio precauzionale. La mancanza di assoluta certezza scientifica non va utilizzata come scusa per non agire tempestivamente di fronte ai gravi rischi del degrado ambientale. (Perché aspettare di intervenire nel contenere i problemi quando si può agire in favore di una maggiore abbondanza e bellezza? Perché attendere di curare un male quando si può agire per acquisire un maggiore benessere?)
  3. Equità e giustizia: il cambiamento climatico è un tema che tocca l’umanità intera. Le persone e i popoli più vulnerabili spesso sono esposte a un maggiore degrado ambientale. E’ fondamentale salvaguardare gli ecosistemi per le generazioni future attraverso politiche inclusive.
  4. Sviluppo sostenibile: è necessario progettare nuovi percorsi di sviluppo in grado di preservare gli ecosistemi e aumentare la resilienza dei popoli agli effetti del cambiamento climatico. Sviluppo sostenibile significa anche maggiore equità, giustizia e solidarietà in particolare verso le fasce più vulnerabili di fronte ai danni causati dal cambiamento climatico.
  5. Solidarietà: tra le persone, la gli Stati e tra le regioni del mondo, in modo che tutti possano godere di condizioni di vita accettabili. Solidarietà con tutti gli esseri viventi e con gli ecosistemi. (Continuare a spezzare il mondo in due e lasciare che una parte del globo venga ridotta ad un grande deserto a causa dello sfruttamento economico e sociale non è lungimirante)
  6. Conoscenza scientifica: per mitigare gli affetti avversi del cambiamento climatico i responsabili politici devono disporre di conoscenze che soddisfino standard di imparzialità, rigore, etica e trasparenza. Conoscenza arricchita dal sapere delle tradizioni locali e autoctone.

Agire verso un miglioramento delle condizioni di tutto il globo è agire in modo psicosintetico, ossia con attenzione alle diverse parti ed elementi che compongono un intero organismo vivente quale è la terra.https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000246226

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Andiamo a vedere cosa hanno in comune queste tre cose che apparentemente sembrano molto lontane tra loro.

La parola “yoga” significa “unire, aggiogare”. Ma che cosa e con quale fine? Un’unione sia interiore che con il divino. L’uomo non è pura coscienza poiché questa si esprime attraverso un organismo composto da involucri diversi: fisico, emozionale e mentale. Questi “involucri” o aspetti velano la coscienza ma sono tutti necessari ai fini della manifestazione. Il corpo ci fa agire, le emozioni ci fanno “sentire”, la mente dà significato, organizza e mette ordine. Ma questi tre aspetti sono spesso in conflitto tra loro. Così mente e corpo raramente agiscono allineati e ne deriva confusione, stasi, perdita di vitalità ed energia. Ecco che la attraverso la pratica dello yoga si inizia ad accorgersi, a sviluppare consapevolezza di questi tre aspetti nelle diverse “asana” – posizioni per fare in modo di portare questa attenzione nelle diverse “posizioni-situazioni” di vita in cui ci si trova e stà. Ma averne consapevolezza soltanto non basta altrimenti non ci sarebbero possibilità di sviluppo né di evoluzione. A questa consapevolezza segue ed è simultanea la possibilità di attivare la volontà per favorire l’unione. La volontà può essere attivata per gestire un impulso che porterebbe ad agire, se lasciato libero, in modi erronei generando esperienze dolorose. Ecco che emerge la possibilità di “aggiogare” quelle forze della propria natura biopsichica che potrebbero alimentare esperienze dolorose. Lo yoga risveglia la capacità di vedere prima, ma poi anche di gestire, armonizzare e coordinare e aggiogare aspetti e forze che altrimenti tenderebbero a manifestarsi in modo caotico, disorganizzato e ignorante (nel senso di ignorare le possibili conseguenze dei propri impulsi e istinti non regolati e gestiti). Un viaggio che ha per meta lo sviluppo della coscienza.

Ma veniamo alla Psicosintesi, che etimologicamente esprime l’idea di creare sintesi tra aspetti diversi di una psychè. Sintesi significa unire, comporre insieme. Ma affinché possa esserci una composizione deve esserci un centro che organizza e gestisce tale armonizzazione. Esistono diverse possibilità di creare sintesi in un individuo. Talvolta tale organizzazione e sintesi può essere parziale e avvenire attorno ad un ruolo specifico, una passione, una idea. Questo è funzionale ad esempio a raggiungere un obiettivo specifico ma può lasciare insoddisfatti dopo un po’ perché altri aspetti di sé e della propria vita non vengono nutriti a sufficienza nè visti, e si diventa consapevoli che anche altri aspetti di vita sono importanti. La sintesi può quindi essere più completa e favorire uno stato di maggiore equilibrio e armonia della persona in ogni sfera della vita, ma può procedere oltre e includere l’aspetto transpersonale, ciò che va oltre la persona per attivarne le qualità e potenzialità latenti.

Assagioli, il padre fondatore di questo metodo, riteneva la sintesi fosse un principio regolatore, una legge, che opera non solo nell’uomo ma ravvisabile ovunque, in ogni campo e sfera e che si esprime come un “movimento”, una tendenza verso l’integrazione e l’unione. Concetto questo he ritroviamo anche in Teosofia. Ma ogni sintesi, parziale, personale o transpersonale ha bisogno che sia attivo un centro che si occupi di realizzarla.

Una metafora che spesso si utilizza in Psicosintesi per rappresentare l’Io, il centro regolatore, è quella del direttore di orchestra. Dà le spalle al pubblico è il suo lavoro consiste nel fare tutto il possibile affinché ogni musicista dia il meglio di sé assieme a tutti gli altri. Ciò che ne consegue è un’esperienza di armonia e bellezza che coinvolge orchestra, direttore e pubblico e che fa sentire l’energia scorrere dentro ciascuno.

Entrambi i metodi, Yoga e Psicosintesi hanno sviluppato i loro metodi e strumenti per favorire la realizzazione di questo processo e meta.

Cosa hanno in comune con la gestione di un’azienda?

Un’azienda è un “organismo vivente” composto da più elementi che possono “muoversi” in modo caotico e disorganizzato, in risposta a impulsi, bisogni, paure, istinti e idee diverse tra loro. Se manca una leadership che agisca come un centro regolatore in grado di favorire un processo di armonizzazione delle diverse parti e forze, l’espressione di quella impresa risulterà frammentata e divisa, le sue azioni saranno meno efficaci e frammentate in diverse direzioni. Talvolta alcune leadership sono parziali, focalizzate cioè su un solo bisogno, che può essere quello del leader, dei soci, degli azionisti che comunque viene soddisfatto attraverso il lavoro di tutti. E’ una fase che può risultare gratificante e dare risultati per un po’ ma non a lungo. Perché? Perchè è una leadership non inclusiva; focalizzata su alcuni, pochi elementi ma ne esclude altri. A volte, può essere necessario farlo ma prima o poi le parti escluse, che pure fanno parte di quel sistema e vi collaborano, si faranno sentire e chiederanno attenzione per essere riconosciute, incluse, integrate e sperimentare a loro volta gratificazione e benessere. Ignorare questo significa lasciare spazio al conflitto che è il modo con cui un sistema dichiara che c’è qualcosa che non va.

Quanto sta accadendo nel mondo economico e delle imprese è proprio questo. Emergono necessità e bisogni di altre parti, che non includono solo il regno umano ma anche quello animale e vegetale. Che richiedono di essere visti e inclusi e che i benefici di cui godono alcuni anche grazie al contributo, e spesso allo sfruttamento di questi, venga ridistribuito per un esperienza di bene e di bellezza che li includa.

Non c’è una leadership giusta o sbagliata a prescindere poiché ogni impresa è una realtà a sè, situata in un contesto storico, culturale e geografico specifico. Ma servono consapevolezza delle “forze” presenti in un impresa, delle diverse tendenze e impulsi, volontà di gestire tali tendenze ma soprattutto serve una tendenza alla sintesi, e la sintesi è un principio che in sé esprime Volontà e Amore. In che modo? Attraverso l’agire, che è espressione di Intelligenza. Ciò può essere compiuto fuori solo se si è disposti a fare altrettanto dentro di sé.

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