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Archive for the ‘Senza categoria’ Category

Una persona mi racconta un episodio accaduto di recente: una mattina come le altre si alza e si veste per andare a lavorare ma la porta non si apre.

Un imprevisto apparentemente banale, se non fosse agosto. Con qualche difficoltà riesce a trovare una ditta aperta che risolve rapidamente il problema; tuttavia ne emerge un altro di problema, ancora più gravoso. L’importo richiesto per un’ora e mezza di lavoro ammonta a 1000,00 più iva. I prezzi alti “sono dovuti al fatto che ad “agosto” anche gli ombrelloni e le ferie costano di più” afferma citando le parole dell’operaio.

Ma cosa succede quando questa cifra pesa quasi quanto uno stipendio mensile?

È proprio da situazioni concrete come questa che, a mio avviso, possiamo iniziare a interrogarci su che cosa intendiamo realmente per economia.

Quanto è sostenibile questo costo per la persona che deve affontarlo?

La stessa cifra non ha lo stesso significato per chi guadagna 1.200 euro al mese, per chi ne guadagna 3.000 o per chi dispone di importanti risparmi e per chi moltiplica quei risparmi attraverso investimenti finanziari.

Se il prezzo può essere identico per determinati beni e servizi l‘impatto economico, però, è completamente diverso.

Ed è proprio qui che una lettura puramente quantitativa rischia di non vedere una parte importante della realtà.

L’economia non è fatta soltanto di numeri

Quando parliamo di economia, spesso ragioniamo attraverso indicatori, prezzi, PIL, inflazione, salari, consumi, produttività. Sono strumenti indispensabili.

Ma una persona non vive dentro un indicatore. Vive dentro una casa, una famiglia, un lavoro, una rete di relazioni e una serie di bisogni quotidiani. Un imprevisto anche banale può modificare improvvisamente l’equilibrio costruito in mesi e talvolta in anni.

Una spesa inattesa può significare rinunciare a una vacanza, rimandare una visita medica, utilizzare i risparmi destinati a un altro progetto, chiedere un prestito o semplicemente arrivare alla fine del mese con maggiore preoccupazione.

Per questo, quando osserviamo l’economia, forse dovremmo chiederci non soltanto:

“Quanto costa?” ma anche:“Che effetto produce questo costo nella vita delle persone?”

Il punto non è stabilire chi ha ragione

Una riflessione di questo tipo non dovrebbe trasformarsi automaticamente in uno schieramento tra fazioni opposte impegnate nella ricerca di un colpevole.

Il mercato, si sa, ha le sue leggi. Il problema pertanto è più complesso. Da una parte abbiamo una quantificazione economica di un prodotto o di una prestazione necessaria. Dall’altra abbiamo la capacità economica di chi ha bisogno di quel prodotto o prestazione.

In mezzo c’è un sistema fatto di lavoro, salari, servizi, fiscalità, consumi, protezione sociale, risparmio e possibilità di affrontare gli imprevisti.

Ed è proprio questo insieme di relazioni che un approccio di economia olistica cerca di osservare.

Guardare il sistema, non soltanto il singolo evento

La parola “olistico” richiama l’idea di considerare il fenomeno nella sua interezza e nelle relazioni tra le sue parti.

Un sistema economico è composto da persone e organizzazioni che si influenzano reciprocamente.

Se una persona o una famiglia, attraverso il reddito derivante dal lavoro non riesce a far fronte a degli imprevisti il problema non è solo individuale e fa emergere dei quesiti sul rapporto tra redditi, costo della vita, risparmio e protezione sociale.

L’economia non è soltanto una somma di transazioni collegate a produzione, distribuzione, consumo di beni e servizi, ma è l’espressione delle norme, usi e consuetudini che condizionano una rete di relazioni di scambio. Oikos (casa) e nomos (legge o regola).

Episodi come questi ci dicono molto circa la qualità di queste regole sottostanti quella rete di relazioni.

Una volta ho letto una frase interessante. Non ricordo le parole esatte ma il concetto era che la ricchezza di una persona si misura dalla durata della sua vita. Introduceva il concetto di resilienza e della capacità di far fronte alle sfide della vita. Ma la resilienza di un individuo, o di un sistema più ampio come una impresa o una nazione, ha un limite oltre il quale subentra uno stato di crisi che può diventare strutturale o addirittura farlo collassare.

Forse dovremmo aggiungere una domanda a quelle che abitualmente utilizziamo per valutare la salute di un sistema economico: Quanto è capace una persona, una impresa, un paese di assorbire gli imprevisti senza perdere il proprio equilibrio in modo strutturale o senza collassare?

Una società economicamente sana non dovrebbe occuparsi soltanto di produrre ricchezza.

Un sistema è più resiliente quando una malattia, una riparazione urgente, la perdita temporanea del lavoro o una spesa imprevista non sono sufficienti a farlo precipitare nella precarietà o in una crisi strutturale.

Questo non significa eliminare gli imprevisti ma significa costruire condizioni che permettano di attraversarli.

Dalla domanda individuale alla riflessione collettiva

La domanda, quindi, non è: “Perché una serratura può costare così tanto?”, ma piuttosto: “Come possiamo costruire un’economia nella quale sia riconosciuto il valore delle prestazioni ma venga anche considerata la sostenibilità economica e umana? ”

È una questione che riguarda imprese, professionisti, lavoratori, istituzioni e cittadini. E’ una questione che ci pone difronte alla necessità di chiederci se le norme (nomos) che regolano l’attuale modello economico (oikos) sono ancora valide per amministrare questa epoca.

E riguarda anche il modo in cui definiamo il concetto stesso di valore.

Creare valore non significa soltanto generare un ricavo. Ci sono tanti esempi di tipi di ricavi che creano costi sociali molto elevati e duraturi.

Creare valore significa anche contribuire alla possibilità che persone, imprese e comunità possano continuare a funzionare, crescere e affrontare il cambiamento.

Oggi si parla sempre più di sostenibilità. Ma al di là di concetti e teoria di cosa sia la sostenibilità forse basterebbe guardare alle piccole, comuni, esperienze quotidiane come segnali di ciò che accade nel sistema. Una serratura bloccata può essere solo una scocciatura, un problema o una crisi.

Quando una crisi è alle porte le domande sono importanti. E quando le domande vengono condivise, osservate e approfondite senza la necessità di trovare immediatamente un colpevole, possono aiutarci a comprendere meglio la realtà.

La domanda condivisa:

Quando un imprevisto economico mette in difficoltà una persona, stiamo guardando soltanto a un problema individuale o a un segnale di come funziona il nostro sistema economico? Cosa cambia in base a questi due differenti approcci?

E tu, da quale prospettiva lo guarderesti?

#lavoro #economia #sostenibilità #agosto #crisi #sviluppo #souleconomy

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LA VOLONTA’

Una delle doti umane importanti per svolgere la funzione del leader è la volontà.

Ma la forza di volontà, da sola basta per essere un buon leader?

Molti credono che un leader debba avere una volontà forte. Ed è vero.

La determinazione è indispensabile per affrontare le sfide, prendere decisioni e perseguire gli obiettivi.

Ma una domanda merita di essere posta:

Una volontà forte è sempre garanzia di una buona leadership?

Non necessariamente.

Quando la forza di volontà non è accompagnata dalla consapevolezza, rischia di trasformarsi in rigidità, imposizione o bisogno di controllo. E dove prevale il controllo, le parti controllate inizieranno a sperimentare perdita di fiducia, resistenze e si innescheranno conflitti a vari livelli di intensità.

Una buona leadership si focalizza nello sviluppare una volontà capace di orientare l’azione verso uno scopo, mantenendo al tempo stesso attenzione alle persone, al contesto e agli effetti delle proprie decisioni, sia internamente che all’esterno. Per orientare l’azione verso uno scopo e intento occorre che ogni parte di un sistema percepisca il valore di quell’intento. Altrimenti aderiranno o per paura o per necessità. In questo caso il conflitto non sparisce, ma viene nascosto sotto il tappeto nella speranza che sparisca da sè.

Roberto Assagioli, l’ideatore della Psicosinte ci offre una prospettiva sorprendentemente attuale da poter applicare anche nel mondo del imprese, della finanza e della politica.

La volontà non è una sola. Ogni parte di un sistema complesso, quale è una team o una impresa ha una sua volontà collegata a bisogni, pensieri, valori, idee, desideri diversi e spesso queste parti interne ad un sistema utilizzano gran parte della loro energia nel tentativo di salvaguardare il proprio spazio acquisito o per imporsi sulle altre parti. Questo causa una frammentazione interna che deteriora l’intero sistema, ne rallenta il movimento verso lo scopo fino a bloccarlo del tutto talvolta.

La volontà è una funzione meravigliosa e complessa che si manifesta in forme differenti.

  • La volontà forte, che sostiene la determinazione e la perseveranza.
  • La volontà abile, che sa scegliere il momento giusto, adattare la strategia e utilizzare le risorse con intelligenza.
  • La volontà buona, che orienta le decisioni secondo valori, responsabilità e bene comune, mantenendo una visione sistemica dell’organizzazione includendo anche la consapevolezza dell’effetto delle proprie scelte ed azioni all’esterno dell’organizzazione, sugli altri, sulla vita.
  • La volontà transpersonale, che permette di riconoscere uno scopo più grande dell’interesse personale e di mettere la leadership al servizio dell’intero sistema.

È qui che Psicosintesi e leadership si incontrano.

Un leader non è efficace perché esercita più forza.

È efficace perché sa integrare queste diverse qualità della volontà.

Sa quando decidere.

Quando ascoltare.

Quando aspettare.

Quando cambiare direzione.

Quando coinvolgere gli altri.

Quando rinunciare al proprio punto di vista per favorire una soluzione migliore.

La qualità della leadership non dipende dalla quantità di energia che un leader impiega, ma dalla qualità della consapevolezza con cui orienta la propria volontà e quelle delle parti del sistema.

In un contesto sempre più complesso e imprevedibile, le organizzazioni hanno bisogno di leader sì determinati ma che siano in grado di sviluppare e integrare anche gli altri aspetti della volontà.

#volontà #leadership #psicosintesi #coaching #sviluppoimpresa #consapevolezza #leadershipevolutiva

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Quando si parla di leadership si pensa subito a obiettivi, strategie, organizzazione e risultati.

Quando si parla di Psicosintesi, invece, molti immaginano esclusivamente un percorso di crescita personale.

Eppure entrambe rispondono alla stessa domanda fondamentale:

Come si governa un sistema complesso?

Un leader coordina persone, competenze, processi e relazioni affinché l’organizzazione proceda in una direzione comune.

Non pretende il “fare di più”, ma offre una direzione e un intento chiaro capaci di orientare le scelte.

La Psicosintesi propone un lavoro analogo applicabile sia all’interno dell’individuo ma anche nella gestione di dinamiche di gruppo: offre strumenti che favoriscono il processo di conoscere, comprendere e integra pensieri, emozioni, bisogni, valori e volontà diverse in modo da creare non solo efficacia ma anche armonia tra le diverse parti, interne o esterne.

Questa nostra epoca è chiamata al difficile, ma possibile compito di creare benessere dando valore alle persone alla vita. Questo richiede una leadership che includa l’io e il noi. Una leadership che abbia visione sistemica e consapevole.

Per questo credo che il futuro delle imprese non dipenderà soltanto da competenze tecniche o modelli organizzativi, ma dalla capacità di sviluppare una leadership più consapevole, integrata e profondamente umana.

Quella che definisco Leadership Psicosintetica.

Non una teoria, ma un approccio che unisce efficacia, responsabilità e sviluppo delle persone al servizio dell’intero sistema.

E tu cosa ne pensi?

È possibile costruire organizzazioni più sane partendo dalla crescita interiore di chi le guida?

#Leadership #LeadershipPsicosintetica #Psicosintesi #Management #SoftSkills #LeadershipConsapevole #SviluppoOrganizzativo #CrescitaPersonale #EconomiaEvolutiva #InnovazioneManageriale

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Ci troviamo a ridosso del Natale e colgo questa occasione per parlare delle Tredici notti sante, ovvero delle notti dal 24 dicembre al 6 gennaio. Riprendo qui alcuni passi tratti da una conferenza di Rudolf Steiner su questo tema:

“Quando in autunno la natura esteriore pian piano appassisce, quando le azioni del Sole nella luce esteriore cadono come in uno stato di assopimento e gli organi della percezione esteriore dell’uomo debbono ritirarsi dai fenomeni del mondo dei sensi, l’anima ha la possibilità – o meglio non solo la possibilità, ma l’esigenza – di rientrare nelle sue più recondite profondità in modo da sentire e sperimentare che quando la luce esteriore del Sole diminuisce ed il calore si affievolisce, ora è il tempo in cui l’anima può ritirarsi nell’oscurità esterna, ma può in compenso trovare nella propria interiorità la luce spirituale. Le luci sull’albero di Natale stanno ora davanti a noi come un simbolo dell’interiore luce spirituale accesa nell’oscurità esteriore.”

Se osserviamo i cicli della natura possiamo notare come in inverno essa appaia dormiente, si ritiri lasciando la terra spoglia per poi tornare in piena fioritura la primavera successiva. La natura ci mostra che per portare in manifestazione i suoi fiori e frutti in tutto il loro splendore serve una fase di riposo, di raccoglimento e di ritiro. E nel ritiro comunque qualcosa accade interiormente e quel qualcosa si manifesterà nella nuova primavera.

La nostra epoca ci vuole sempre attivi, estro-versi, immersi nel fare, in nuovi progetti e obiettivi; eppure la natura, nella sua saggezza, mostra l’importanza del riposo e del raccoglimento, del coltivare la dimensione del silenzio, e questo raccoglimento non è assenza di fare ma è un fare rivolto all’interno, intro -verso, un preparare a nuovo.

Ma vediamo ora come possiamo utilizzare al meglio questo periodo per lo sviluppo e la crescita personale. Possiamo iniziare annotando in maniera sintetica su di un quaderno i principali accadimenti esterni o interiori che hanno riguardato l’anno passato, gli incontri significativi e gli stati d’animo e schemi mentali in cui si era immersi.

Dalla sera del 24 dicembre cercare di essere il più possibile presenti a sé stessi, ai pensieri, emozioni, idee, intuizioni; annotate anche i sogni che avvertite come significativi. Nel corso del nuovo anno si potrà verificare se ci sono connessioni tra queste giornate e l’andamento dei mesi corrispondenti.

Dal tramonto e fino a prima di addormentarsi si cerchi di mantenere uno stato mentale adatto alla meditazione, all’ascolto e all’osservare in modo oggettivo, privo di giudizi e interpretazioni. Occorre liberare lo spazio interiore da istanze animiche (pensieri, impulsi, desideri, emozioni contrastanti, brame etc.).

Vediamo nel dettaglio:

1a Notte Santa 24/25 Dicembre – Vigilia di Natale. Determina il mese di gennaio del nuovo anno. Celebra la nascita del fglio dell’uomo (Gesù), che accoglie in sè lo Spirito Divino nella Materia del proprio corpo. Rappresenta la nascita dell’anima innocente, forte, compassionevole, piena di pace,”che ci guida lungo il sentiero della nostra vita fino alle più alte mete dell’esistenza”. É la notte in cui l’anima chiede di essere liberata e redenta da debolezze, difetti e passioni. Prima di questo momento l’anima vaga nella selva oscura; una selva fatta di sensazioni, emozioni, pensieri, impulsi, desideri che si fa fatica a gestire. La Voce del Silenzio conduce all’osservatore e testimone interiore. Quell’ossevatore di cui abbiamo fatto esperienza molte volte durante la nostra pratica yoga ad esempio. L’autocoscienza, illumina così quel mondo interiore fatto di impulsi, desideri, emozioni, sensazioni e pensieri. Si impara a conoscere sé stessi e nasce così l’opportunità di armonizzare, coordinare e gestire le diverse forze della propria natura fisica.

2a Notte Santa 25/26 Dicembre – Natale. Determina il mese di febbraio del nuovo anno. L’anima, come un aquila, volteggia in alto sulle sue ali e osserva la propria vita. Ora l’uomo riconosce le leggi del Karma (Karman – azione che nasce da intenzione e genera effetti congrui con l’intenzione). Si pone il tema se scegliere il sentiero stretto e difficile o la via larga e più semplice. Nella Bhagavad Gita il dilemma si pone tra lo scegliere tra una vita egoista, o una vita dedicata all’umanità. Arjuna, il protagonista, deve accettare il proprio destino di lotta ma al tempo stesso rimanere distaccato dalle proprie azioni. Agire per amore dell’agire, con consapevolezza, ma senza aspettative.

3a Notte Santa 26-27 Dicembre. Determina il mese di marzo.
L’anima riconosce che sarà di nuovo tirata indietro verso il basso, presa dalle questioni quotidiane, tuttavia la mente cosciente comincia a purificare il corpo fisico.

4a Notte Santa. 27/28 Dicembre. Determina il mese di Aprile . Questa notte va dedicata al purificare consapevolmente il corpo astrale: le forze di antipatia e simpatia. Nel quotidiano sono esse che guidano le nostre azioni e i social funzionano sulla base del medesimo principio: ci mostrano ciò che è in linea con ciò che ci piace e interessa ed escludono ciò che non piace e non interessa. Si tratta di diventare consapevoli di come queste due forze di antipatia e simpatia guidino le nostre scelte, azioni e relazioni e di imparare a trasformarle in comprensione. Questo permette di far tacere passioni e brame consapevoli che il lavoro che facciamo su noi stessi favorisce il benessere anche di chi ci sta accanto e che amiamo.

5a Notte Santa. 28/29 Dicembre. Determina il mese di Maggio. L’indicazione per questa notte è di purificare consapevolmente il corpo del pensiero. Disciplinare il pensiero. Concentrarsi sulle cose positive. Convertire le colombe nere del pensiero in colombe bianche, perché il nostro pensiero può essere paragonato a una colombaia, fino a che viene consapevolmente gestito con disciplina. Ricorda: l’energia segue il pensiero e il pensiero crea.

6a Notte Santa. 29/30 Dicembre. Determina il mese di Giugno. L’indicazione è che ognuno di noi deve unire con accresciuta volontà le due parti, l’Immortale con il perituro. Lo Spirito e la materia. Si tratta di imparare a riconoscere ciò che permane da ciò che è in costante divenire e ognuno deve forgiare da sé la spada del discernimento.

7a Notte Santa – 30/31 Dicembre. Determina il mese di Luglio. L’indicazione è di dedicarsi a letture elevate, che possano ispirare e di dedicare del tempo a chiederci chi è, in noi, l’autore delle nostre azioni. Quale intento ci spinge a compierle? Quali effetti generano su noi stessi e sulle persone attorno a noi? Abbiamo la possibilità di rafforzare la Buona Volontà e la Volontà di Bene.

8a Notte Santa – Notte 31 Dicembre/1 gennaio. Determina il mese di Agosto. È la notte che allontana la paura, la notte del Leone. Quando torniamo al cuore delle cose e al cuore di noi stessi, troviamo la nostra essenza e troviamo il cor-aggio. Volontà e conoscenza sono gli strumenti che ci vengono in aiuto.

9a Notte Santa – Determina il mese di Settembre. Notte 1/2 Gennaio – Capodanno. L’io inferiore, la personalità si arrende e si pone al Servizio del Sè independentemete da quale sia il nostro lavoro e ruolo di vita abbiamo l’occasione e la possibilità di servire la Vita perchè le altre brame hanno perso la loro forza. Rimane soltanto il desiderio di servire e di darsi.

10a Notte Santa – Determina il mese di Ottobre. Notte 2/3 Gennaio. L’indicazione è di imparare ad ascoltare la Voce Interiore e i Segni del Divino. Dal servire si sviluppa e cresce il più grande Sacrifcio, inteso come Fare Sacro. La Voce in noi che chiama, la vocazione, diventa più chiara.

11a Notte Santa – Determina il mese di Novembre. Notte 3/4 Gennaio. Indicazione: Inizia la lotta contro il Guardiano della Soglia. Restare fedeli al proprio Sè. Il Piccolo Guardiano della Soglia ci pone innanzi ai nostri vizi.

12a Notte Santa – Determina il mese di dicembre. Notte 4-5 gennaio.
La perseveranza è ciò che serve per generare effetti duraturi e che permette di ricevere il bene spirituale. Il bene spirituale è insieme evoluzione individuale e dellumanità.


13A Notte Santa 13 – 5-6 gennaio- Epifania. L’epifania è la manifestazione dello Spirito nella materia. La Vita della materia e dell’anima vengono spiritualizzate. Quello che abbiamo compreso e ricevuto nelle 12 Notti Sante, possiamo ora portarlo nella vita. Questo ci permette di piantare un seme di Buona Volontà e di Volontà di Bene.

“Le luci dell’albero sono simboli della luce che brilla e riluce nelle nostre anime quando noi comprendiamo quel che ci annuncia simbolicamente, nella notte di Natale, il Bambino Gesù nella sua innocenza: è l’intimo essere dell’anima umana stessa, forte, innocente, piena di pace, che ci guida lungo il sentiero della nostra vita fino alle più alte mete dell’esistenza. Possano queste luci dell’Albero di Natale dirci: “Anima umana, quando sei debole, quando credi di non poter trovare le mete della tua esistenza, pensa all’origine divina dell’uomo e sii consapevole che queste forze sono dentro di te e che sono anche le forze del massimo amore. Nel loro massimo sviluppo, scorgerai in te le forze che danno fiducia e certezza a tutto il tuo agire, per tutta la tua vita, ora e nel più lontano futuro”. (Rudolf Steiner)

#Natale #meditazioni #consapevolezza #sviluppopersonale #awarness #development #Christmas

Se questo articolo ti è piaciuto metti mi piace alla pagina. Grazie e auguri di un sereno Natale.

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Possiamo guardare all’intero organismo sociale come se fosse un organismo umano, dotato di un suo corpo fisico, emozionale e mentale e tali corpi sono connessi alla sfera economica, sfera politica e sfera educativa. Ogni sfera è connessa ad una forza dell’anima gruppale:

– la sfera economica è connessa al volere

– la sfera politica è connessa al sentire

– la sfera educativa è connessa al pensare

Queste tre forze per molto tempo, nell’arco di un processo di sviluppo di un organismo, tendono a manifestarsi al di là della consapevolezza di persone e collettività e gli effetti che producono nella vita la risvegliano.

È importante ricordare che nonostante molti processi riguardanti il corpo fisico avvengano senza l’intervento della consapevolezza e volontà umana, come a esempio i processi metabolici, pur tuttavia resta fondamentale la consapevolezza e la volontà del singolo per favorire un maggiore e più completo stato di benessere facendo ad esempio attenzione a quali cibi scegliere, quando consumare i pasti, se vi è regolarità nello smaltimento delle scorie, quanto e quando dormire, quante ore lavorare etc. Facendo insomma attenzione alle proprie abitudini e stili di vita.

Sappiamo che lo scopo dell’economia è di produrre, distribuire, consumare e aggiungo smaltire a livello macro ciò che serve per soddisfare i bisogni ma questo a volte viene fatto prestando attenzione solo ad alcuni bisogni, o solo ai bisogni di alcune parti di un sistema.

Fin qui ci siamo affidati a questi processi per lo più in modo inconsapevole e abbiamo appoggiato modelli economici e sociali che non prestavano troppa attenzione al benessere dell’intero organismo. E questo ha causato le varie crisi che stiamo vivendo in questa nostra epoca.

È giunto il momento di portare consapevolezza e volontà ad abitudini, stili e comportamenti che guidano i macro processi e le relazioni a livello macroeconomico imparando a riconoscere se sono al servizio di gratificazioni di impulsi e desideri o di una volontà di bene più ampia.  

#sviluppoimpresa #svilupposociale #consapevolezza #leadershipsistemica

#crescita #coaching #psicosintesi #souleconomy #volontà #obiettivo #linkedi #networking #sustainablebusiness

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Ci sono periodi che per situazioni di vita e di lavoro, risultano particolarmente faticosi e si finisce di scordare qual’è l’intento che c’è dietro il proprio agire quotidiano. Si entra in una routine che se protratta nel tempo, rischia di togliere vitalità ed entusiasmo.

Ecco che la pausa estiva può essere una splendida occasione per ricaricare le pile. Come? Rallentando i ritmi delle attività consuete e prendendosi del tempo per sé, per meditare e ascoltarsi profondamente; per sentire se si è allineati con la propria Anima e Spirito, con i propri valori e intenti.

Ma cos’è che toglie energia e motivazione? Non avere chiara la propria Vision e Mission. Spesso ciò che muove le persone è il desiderio o la necessità di soddisfare un proprio bisogno, ed è normale che sia così ma senza rendersi conto il lavoro viene associato ad una carenza che si cerca di colmare. Alla lunga ciò che soddisfa un bisogno viene percepito come una prigione da cui non si può uscire.

A tal proposito mi viene in mente una storiella molto nota: Un pellegrino incontrò lungo il suo cammino degli uomini intenti a scalpellare la pietra. Il pellegrino si avvicinò al primo di essi e gli chiese: “Che cosa fai?” “Non lo vedi?” rispose l’uomo irritato e stanco “sto spaccando la pietra”.
Il pellegrino riprese il suo cammino e dopo un po’ s’imbatté nel secondo spaccapietre e chiese:
“Che cosa fai?”.”Non lo vedi? Rispose questi affaticato “Lavoro per dare da mangiare alla mia famiglia”.
Il pellegrino riprese a camminare e raggiunse il terzo spaccapietre. “Che cosa fai?” Gli chiese. “Non lo vedi?” Rispose l’uomo affaticato ma sorridente “Sto costruendo una cattedrale”. E con il braccio indicò una grande costruzione, ricca di colonne, di archi e di guglie puntate verso il cielo.

Stesse azioni ma tre modi diversi di percepire il valore e di dare valore.

Quando si lascia che le proprie azioni, il proprio lavoro, perda valore ai propri occhi si lascia indietro l’anima e lo spirito. E senza anima viene meno l’energia e la passione necessaria. I più cercano fuori la motivazione, nel ruolo, nel compenso, nei benefit ecc e va bene così ma non sempre è sufficiente. Lo dice la parola stessa: cos’è che motiva l’azione? A volte è necessario cercare dentro, ritornare al centro.

L’estate può essere una occasione speciale per farlo e ritrovare la propria motivazione. Ci sono vari modi per farlo e uno di questi è attraverso tecniche di meditazione recettiva e attiva. Non potendo qui condividere la meditazione e il lavoro che ne consegue voglio però condividere un paio di domande che possono offrire uno spunto su cui meditare:

Attraverso questa professione/questo progetto/lavoro cosa desidero portare/favorire?

Quale intento mi muove?

Per me è la possibilità di favorire lo sviluppo di un’attitudine ed approccio olistico e sistemico a livello individuale, gruppale. La possibilità di aiutare le persone e i gruppi di lavoro a riconoscere ed esprimere il loro pieno potenziale, a manifestare le loro qualità e capacità, a collaborare e comunicare in modo costruttivo e nonviolento, conciliando benessere e sviluppo individuale e di gruppo.

Per riepilogare:

  • prenditi del tempo per te, possibilmente in mezzo alla natura che ha potere rigenerativo;
  • trova occasioni per coltivare il silenzio interiore; dare spazio all’Essere dopo tanto “fare”;
  • medita sulle domande suggerite sopra e lascia che le risposte giungano in modo spontaneo sotto forma di immagini, pensieri, consapevolezze.

Se hai piacere puoi condividere qui il tuo intento, la tua Vision e Mission. Un caro saluto.

Simonetta

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Cosa si intende per Q.S.? Si tratta del Quoziente Spirituale. Ebbene sì! Dobbiamo iniziare ad arrenderci ad un’evidenza: sembra, dalle recenti scoperte e osservazioni, che l’essere umano non sia propriamente ed esclusivamente una macchina programmata per rispondere a determinati bisogni, pulsioni e istinti di natura animale. Oltre al QI ( quoziente intellettivo) al QE (quoziente emozionale) finalmente è stato appurato che esiste anche un Q.S. Altresì definito come desiderio di trovare un significato e scopo di vita, nonché desiderio di vivere una vita integrata. Sono sempre più numerose le persone che non si accontentano di vivere per lavorare né di lavorare per vivere. Né schiavi del lavoro né schiavi delle necessità e dei loro impulsi e desideri. A muovere questi portatori sani di consapevolezza spirituale nella professione e nella vita c’è il desiderio di auto realizzazione, che nella scala dei bisogni di Maslow è situata al vertice della piramide, indice che è il risultato della soddisfazione e superamento dei bisogni primari di sopravvivenza, sicurezza, appartenenza e stima, per muoversi verso la piena manifestazione e realizzazione della propria natura più autentica, della ghianda custodita in ciascuno. Auto realizzarsi non significa aver scalato la vetta della piramide politica, economica, finanziaria, mediatica e sociale, non ha a che fare con il riconoscimento esterno e tuttavia tale riconoscimento può manifestarsi, ma non è ciò che fornisce la spinta motivazionale.

Al vertice della piramide dei bisogni il lavoro è svolto con spirito di servizio nel pieno riconoscimento e consapevolezza che la vita è interdipendenza oltre che interconnessione. Ed è proprio lì che la vita diventa creativa, ricca, fonte di bellezza e di abbondanza per se stessi e per gli altri.
Durante il processo di sviluppo di coscienza ci si muove dalla percezione e intenzione del “vivere tra” le persone, considerando gli altri come un mezzo per la realizzazione dei propri fini, al “vivere con”, al “vivere per” e al “vivere in”. Il grande passaggio che stiamo vivendo, anche a livello professionale è collegato alla desiderio crescente di dare e trarre significato dal proprio lavoro, di sentire che la propria attività è funzionale a risolvere i problemi che a livello globale stiamo vivendo piuttosto che continuare ad essere partecipi dell’aggravarsi degli stessi. Cresce il bisogno di conciliare vita e lavoro per mostrare attraverso le azioni concrete e attraverso la presenza, anche fisica, che le persone che stanno accanto sono importanti. Cresce la necessità di ricordare che siamo esseri umani.
#QS #bigquit #greatresignation #conciliare #consapevolezza #sostenibilità #intelligenzaspirituale

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Premetto che quanto segue è in parte uno sfogo nel constatare come stanno le cose nel mondo del lavoro nel 2022. Certo non ovunque e non per tutti. Ma per molti sì.

Per lavoro ascolto le persone e le ascolto perché ascoltare fa bene a chi ascolta e a chi si sente ascoltato. Molti di coloro che ascolto sono lavoratori, di diverso ruolo e funzione, di diversi contesti organizzativi e settori. Alcuni sono lavoratori in cerca di occupazione, o studenti che si affacciano sul mondo del lavoro, o lavoratori che desiderano cambiare lavoro o lavorare per un’azienda diversa.

Ciò che spesso emerge è la dura verità con cui molti si scontrano; una realtà che sembra appartenere a pochi sporadici casi da cronaca ma che è più diffusa di quel che si pensa. La verità è che essere umani non è più di moda e non è più il modo in cui si viene trattati o ci si rapporta.

Alcuni esempi? Vediamo ….direttori del personale e capi di azienda che a malapena conoscono il nome dei loro dipendenti e nulla più; che ascoltano i loro dipendenti senza mai alzare lo sguardo dal pc, vuoi per paura del confronto e perché relazionarsi con un pc è più semplice o vuoi perché hanno “altro” da fare. Costoro non si accorgono delle dinamiche relazionali distorte che inficiano la gestione delle attività e se si accorgono scelgono di non fare nulla, nella speranza che le cose si sistemino da sé. Richieste di straordinario che vanno oltre il limite massimo, e allora per non incorrere in sanzioni non vengono nemmeno segnate, tanto prima poi le recuperano …con le ferie….che tanto non si riescono a fare perché sotto organico o non si possono fare. Proposte contrattuali del tipo …”per un anno lo stipendio è di 800,00 euro al mese ma non sono previste ferie. La malattia non è retribuita e sono previste delle penali. Ma dopo un anno puoi salire di livello e guadagnare 1000,00 euro”. Oppure “un periodo di lavoro non retribuito (da uno a tre mesi) ma poi, se lavori bene, tranquillo che vieni assunto”. O ancora lo stipendio è di….ma restituisci in contanti un tot. Oppure 400,00 euro al mese per 8 ore di lavoro al giorno senza rimborsi spese viaggio o buoni pasto. Tanto che bisogno c’è di mangiare? Una merendina e si riprende. In fin dei conti non hai esperienza del settore; o magari sei troppo giovane, o forse non lo sei più a sufficienza. Per non parlare degli stipendi orari dai 3 a cinque euro l’ora. I contratti su chiamata del tipo: ti chiamo quando ho bisogno per cui devi essere sempre disponibile. Altri esempi? Vediamo.. potrei raccontare di chi ha provato a chiedere un permesso per una importante necessità familiare, che non sto a riportare, ma questa pretesa gli è costata la perdita del lavoro.

Non sto parlando di piccole imprese che a loro volta hanno problemi di sopravvivenza. Alcune lo sono ma altre no. Altre sono grandi aziende di diverso settore e tipo di attività, enti pubblici, cooperative i cui manager hanno stipendi medi di 10 volte ( a volte molto di più ) rispetto ai loro collaboratori e per cui una riduzione del fatturato dello 0,tot% o un mancato incremento del tot % sono le motivazioni che stanno alla base di turni di lavoro disumani. Tanto gli straordinari costano meno che nuove assunzioni. Il problema non è il gap tra gli stipendi dei manager e dei loro collaboratori. Il problema è che quello stipendio contiene anche una quota parte di ciò che renderebbe la vita più dignitosa ad altri, o quanto meno vivibile. Il problema è che il collaboratore non è visto in quanto tale ma è visto come una merce da sfruttare fino a che regge. E più di un anno o due non reggono. Ma poco male, tanto poi ne arriva uno che ha più bisogno, più fame, e allora accetterà.

Alcuni lavoratori ci provano a “tener duro” ma poi soffrono e si ammalano. Soffrono o si ammalano perché non hanno una vita. Alcuni perché non hanno abbastanza denaro per permettersela e altri perché non hanno il tempo da dedicarle.

E siccome i lavoratori nostrani hanno poca voglia di lavorare allora proviamo con gli stranieri. Loro fanno meno storie. Loro sono disposti a vivere in 10 o 15 in un appartamento di 70 mq. Non di giorno ovviamente, perché di tanto in tanto la polizia locale passa a verificare. Ma di sera, quando cala l’oscurità arrivano, con le loro bici, e vanno a dormire sui quei comodi materassi a terra. Dormire a terra ha i suoi vantaggi; fa bene alla schiena. Inoltre puoi dividere le bollette per 10 o 15!

Emergono così due aspetti: quello diurno, razionale, emerso; e quello dell’ombra, di ciò che emerge dall’oscurità della notte e della psiche. Quello diurno spesso fatto di spot, di slogan, di pubblicità, eventi e convegni sul dare valore alle persone, sul neo umanesimo, sul credere negli esseri umani e sul porre le persone al centro e quello dell’ombra dove le persone sono il mezzo attraverso cui soddisfare i propri obiettivi: di bilancio, di carriera, di realizzazione e di espansione. E quando sono un ostacolo a questi obiettivi rappresentano un problema. E per molti vige la logica: o sei parte della soluzione o sei parte del problema e se sei parte del problema non mi servi. Come se il mondo fosse stato creato solo per alcuni che hanno più diritto di altri. E allora meglio ricorrere alla tecnologia quanto più possibile. Non ha bisogni, se non di manutenzione e aggiornamento dei software, non si ammala, non si ciba, non ha bisogno di ferie e soprattutto non ha emozioni. Non ha emozioni perché non è viva. Ma ciò che non è vivo non potrà mai rispondere e comprendere i bisogni di chi lo è. Potrà comprendere e soddisfare soltanto i bisogni dello stesso livello e tipologia.

Non c’è in me un intento di critica negativa o di giudizio. Espongo un pezzetto di quel grande puzzle che è la vita reale. Una porzione della realtà di alcuni. E questa fetta di realtà è figlia dell’aver considerato il lavoro una merce. Questo ha portato a considerare il lavoratore, le persone, alla stessa stregua, quale merce oggetto di scambio; al pari del bestiame e degli altri elementi del regno minerale, vegetale e animale. D’altro canto, così abituati a sfruttare ogni risorsa naturale per ragioni di PIL, se il PIL è la sola cosa che conta a livello individuale, gruppale, nazionale e globale, se l’incremento di fatturato non basta mai, in questa logica trovano spazio e proliferano quei comportamenti e attitudini. A volte sono proprio gli imprenditori e i manager vittime dei loro stessi schemi mentali perché chi tratta da merce non può sentirsi diverso da così e tratta gli altri come in fondo tratta la parte più preziosa di sé.

Come se ne esce? Non se ne esce fino a che si continua a far finta che non esiste. Non si può cambiare ciò che non si vede o che si sceglie di non vedere. Questo può voler dire due cose: o che da questa situazione si trae un vantaggio a cui non si vuole rinunciare, si a livello micro ma soprattutto a livello macro, o che si teme di affrontarla e non si sa e in che direzione muoversi per apportare un miglioramento. O è un mix delle due cose. Nel primo caso c’è poco che l’individuo possa fare singolarmente per cambiare le cose e spetterebbe ai macrosistemi occuparsene. Spetterebbe alla sfera politica, economica e educativa. Nel secondo caso invece c’è spazio per altro; per identificare obiettivi di miglioramento e strategie per attuarlo. E questo altro può essere creato come un abito su misura, adatto al contesto e fuori da ogni ideologia di qualunque tipo che alla fine non fa altro che aumentare il divario tra luce e ombra.

Simonetta Marenzi

Counselor e Coach

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Realizzare, manifestare ciò che si ama, riuscire ad esprimere se stessi implica il coraggio di percorrere il proprio sentiero e  la fiducia di riuscire. Serve coraggio perché ciò che è nuovo o diverso spaventa. Richiede più impegno, attenzione ed energia. I sentieri già battuti sono più semplici ma spesso anche meno emozionanti perché sconnessi dalla propria anima. In un mondo che ama le regole, le procedure, le omologazioni e globalizzazioni essere se stessi è un atto di coraggio. E serve fiducia perché si è disposti all'avventura quando si confida nelle proprie risorse e capacità. La fiducia la si  acquisisce coltivando la relazione, con gli altri, con se stessi e con l'universo e man mano che ci si accorge di avere le forze per superare le piccole e grandi sfide la fiducia aumenta. 
Ripensa alle piccole e grandi sfide che nella tua vita hai affrontato e che ti hanno costretto ad allenare abilità che sono divenute risorse. 
Quali capacità ti accorgi di aver acquisito affrontando quelle sfide? In che modo ti possono essere utili per realizzare il tuo sogno?

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Oltre gli attaccamenti

Ci troviamo in un periodo dell’anno a ridosso del primo plenilunio di primavera, un momento che parla di fioritura, rigenerazione e di nuove possibilità. La natura ci mostra come questo processo di rigenerazione passa attraverso momenti in cui tutto appare spoglio, privo di colore, di energia e vitalità. La Pasqua ebraica celebra la liberazione di Israele dalla schiavitù e il suo cammino verso la terra promessa. La Pasqua cristiana è simbolo di risurrezione dopo un fase di sofferenza per dover lasciare andare gli attaccamenti, lasciar morire le identificazioni. Entrambi sono pertanto simboli che parlano della necessità di attraversare momenti bui portare rinnovamento e aprirsi a nuove possibilità.

Chi inizia un percorso personale di sviluppo impara a riconoscere le varie forme di schiavitù che imprigionano l’anima e tutto il processo è funzionale a favorire la liberazione da quelle schiavitù e il movimento verso una maggiore bellezza e abbondanza, verso la terra promessa. E’ al tempo stesso un processo che porta ad abbandonare gli attaccamenti, le identificazioni con alcuni aspetti della personalità affinché si possa riconoscere la nostra vera essenza, l’anima, oltre l’illusione delle forme con cui si vela.

Questo processo di liberazione dell’anima da quegli attaccamenti che generano schiavitù comporta momenti di difficoltà e ostacoli da superare per rinascere a nuova vita e portare in espressione le qualità latenti dell’anima. Le maggiori difficoltà sono rappresentate dalla paura, ma l’antidoto alla paura lo si può trovare imparando a coltivare l’ascolto interiore e osservando la natura circostante del micro e del macro cosmo. Una natura che nel suo funzionamento mostra che nell’universo esistono forze ed intelligenze che superano di gran lunga le capacità e intelligenze umane ed è una natura che parla un linguaggio che esprime bellezza, saggezza, volontà, intelligenza, interconnessione.

Meditazione: Questo momento dell’anno può essere l’occasione per meditare su quali sono quegli aspetti, elementi interiori che ti fanno sentire prigioniero, ti causano difficoltà e ti impediscono di creare un movimento verso ciò che vorresti manifestare nella tua vita. Vorresti cambiare lavoro ma la paura prevale? Vorresti avviare un nuovo progetto ma temi che sia un’idea avventata o di non avere le energie e le risorse necessarie? Entra in contatto con quella paura, osservala. Che aspetto ha? Cosa dice? In che modo riesce a trattenerti? Anziché sprecare energia nel combattere la paura, accettare che ci sia e ascoltare cosa ha da dire fornisce indicazioni su come procedere lungo il cammino. Un cammino che auguro a tutti ricco di bellezza, abbondanza e gioia.

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