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Archive for the ‘Senza categoria’ Category

Questo titolo fa riferimento al lavoro di Roberto Assagioli, ideatore della Psicosintesi che definì il processo psicosintetico attraverso queste tre parole fondamentali “CONOSCI, POSSIEDI E TRAFORMA”.

Un processo è il modo in cui si intende procedere per raggiungere una meta definendo i passi necessari, gli obiettivi; l’obiettivo serve a dare una direzione alla mente e al corpo piuttosto cha lasciarsi esclusivamente trascinare dalle correnti esterne e dagli impulsi interni.

Queste tre parole suggeriscono che se ciò che accade nella nostra vita e attorno a noi, in un determinato contesto o ambiente, non crea più uno stato di bene, sia a livello individuale che di gruppo, esiste un metodo che aiuta a modificare e trasformare la situazione; tale metodo richiede tappe definite.

La prima tappa richiede di conoscere e prendere atto del problema in ogni suo aspetto ed è una fase che va ad espandere la consapevolezza. La seconda tappa – possiedi – richiede assunzione di responsabilità. Solo quando riconosciamo che la situazione ci appartiene, che ne facciamo parte e abbiamo avuto un ruolo nel generarla, inizia la possibilità di agire in modo nuovo e dare una forma nuova – trasformare – una situazione secondo un intento più chiaro e procedendo con un ritmo che sia sostenibile e tenga conto delle risorse disponibili e delle abilità e qualità da acquisire necessarie allo scopo.

La trasformazione spesso spaventa perché implica cambiamento. Eppure l’unica costante certa della vita è il cambiamento. Nulla permane immutato. Nemmeno le più solide tra le montagne. La materia è impermanente e subisce modifiche di forma e quando una forma non è più in grado di soddisfare determinate esigenze e bisogni o ha esaurito il suo compito la Vita, ciò che alimenta e anima quella forma dal di dentro, si ritrae e alimenta una forma nuova. Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma.

Se tutto è soggetto a cambiamento e tale cambiamento è una legge di natura e pertanto superiore alla volontà e potere dell’uomo, all’umano resta la responsabilità e la libera scelta di chiedersi e valutare, possibilmente per tempo, quale cambiamento sia necessario apportare.

Quale cambiamento apportare nella mia vita? Quale nella nostra azienda? Di quale cambiamento ha bisogno la nostra città, nazione, mondo? Come attuare questo cambiamento? Con quale passo procedere e quali tappe sono necessarie? Quali esigenze e bisogni non trovano ascolto e inclusione; come e in che misura sono soddisfabili? Chi può fare cosa e come?

Queste domande sono fondamentali affinché il cambiamento non sia un fatto imposto solo dalla vita o da chi ha maggiore potere di influenzarlo all’interno di un piccolo o di un macro sistema ma sia un processo attivato e gestito in base ad una scelta consapevole di quale sia la tras-forma -azione che si vuole manifestare nella propria vita e in quella di gruppo.

La trasformazione può essere dettata da vicende “esterne” ma può essere con-cord-data attraverso una relazione consapevole e costruttiva tra le persone e tra le persone e la natura. Questa relazione consapevole inizia allenando la capacità di ascoltare esternamente ed internamente: l’Umano, la Natura. e soprattutto il Sè, la Vita sul piano interiore.

Se la vita, nel suo aspetto materiale è soggetta al cambiamento, la vita sul piano interiore permane.

Simonetta Marenzi

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Self & Global Develpment

Percorso formativo per lo sviluppo di persone, imprese e comunità

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La seconda nascita

Nelle ere l’essere umano è stato testimone di un processo graduale evolutivo, generato dal superamento di lotte e conflitti sia sul piano interiore che esteriore della vita. Questo ha portato allo sviluppo della struttura biopsichica dell’uomo e contestualmente ha creato un impatto sulla vita materiale quotidiana individuale, relazionale e sociale in ogni sfera: educativa, economica e politica. Ma se tale processo si è reso possibile significa che esisteva una forza latente che lavorava affinché tale processo evolutivo si manifestasse. Una forza celata, imprigionata, che operava e che opera nell’uomo e pertanto superiore ad esso in termini sia quantitativi che qualitativi, ma anche antecedente ad esso.

Se il fine fosse solo l’evoluzione sotto il profilo materiale della vita questo comporterebbe eventualmente un ulteriore graduale perfezionamento della struttura biopsichica, per renderla in grado di compiere un più alto livello di prestazioni fisiche ed intellettuali; sul piano della manifestazione questo comporterebbe la creazione di forme tecnologiche ancora più sofisticate, veloci, intelligenti. Tutta la conquista si limiterebbe però all’espressione delle massime potenzialità sul piano di manifestazione fisica, e una volta raggiunte subentrerebbe la cristallizzazione delle forme e strutture umane e sociali. Dove c’è cristallizzazione c’è inerzia, immobilismo. Il divenire cessa di esistere.

Se questo fosse il fine ultimo della vita tutta la forza nascosta nell’umano, che lo sostiene e lo sospinge sin dall’inizio dei tempi, dimostrando pertanto di essere espressione di Intelligenza, Volontà e Saggezza, resterebbe inconosciuta e asservita esclusivamente ai soli fini materiali di conquiste spazio-temporali.

Nella grotta interiore di ognuno esiste quindi questa forza che può nascere dalla materia affinché possa esprimersi, non solo per fini utilitaristici e prestazionali – più forza fisica, intelligenza, velocità e quindi più potere, ricchezza, fama, ma per offrire i doni che le sono propri fin dall’inizio dei tempi.

Questa nascita è l’emergere graduale dello Spirito attraverso la materia, il rivelarsi dell’Anima celata in ogni forma.

Ecco quindi il movimento che si intravede essere necessario: una propria ascesa verso il Sè per far discendere il Sè nella materia e spiritualizzarla. Una ascesa che è mossa da aspirazione e una discesa graduale collegata alle possibilità di recettività dello strumento umano. Una nuova nascita mentre ancora siamo in vita è dunque possibile.

“Dobbiamo nascere due volte per vivere un po’, anche solo un po’. Dobbiamo nascere nella carne e poi nell’anima. Le due nascite sono come uno strappo. La prima proietta il corpo nel mondo, la seconda lancia l’anima al cielo”.(Christian Bobin)

#natale #nascita #christmas #sviluppoevolutivo #souleconomy #yoga #psicosintesi

In the ages the human being has witnessed a gradual evolutionary process, generated by the overcoming of struggles and conflicts both on the inner and outer planes of life. This has led to the development of the biopsychic structure of man and at the same time has created an impact on the individual, relational and social daily material life in every sphere: educational, economic and political. But if this process was made possible it means that there was a latent force that worked for this evolutionary process to manifest itself. A hidden, imprisoned force that operated and operates in man and therefore superior to him in both quantitative and qualitative terms, but also antecedent to him.
If the goal were only the evolution under the material profile of life, this would eventually lead to a further gradual improvement of the biopsychic structure, to make it capable of achieving a higher level of physical and intellectual performance; in terms of manifestation, this would involve the creation of even more sophisticated, faster and more intelligent technological forms. However, the whole conquest would be limited to the expression of the maximum potentialities on the plane of physical manifestation, and once reached, the crystallization of human and social forms and structures would take over.
Where there is crystallization there is inertia, immobility. Becoming ceases to exist. If this were the ultimate goal of life, all the strength hidden in the human being, which supports and pushes him since the beginning of time, thus proving to be an expression of Intelligence, Will and Wisdom, would remain unconscious and enslaved exclusively to material ends of space-time conquests. In everyone's inner cave there is therefore this force that can arise from matter so that it can express itself, not only for utilitarian and performance purposes - more physical strength, intelligence, speed and therefore more power, wealth, fame, but to offer the gifts that are proper since the beginning of time.This birth is the gradual emergence of the Spirit through matter, the revelation of the Soul concealed in every form.
Here then is the movement that is perceived to be necessary: ​​one's own ascent towards the Self to make the Self descend into matter and spiritualize it. An ascent that is moved by aspiration and a gradual descent connected to the possibilities of receptivity of the human instrument. A new birth while we are still alive is therefore possible.
"We must be born twice to live a little, even just a little. We must be born in the flesh and then in the soul. The two births are like a tear. The first projects the body into the world, the second launches the soul to the world. heaven ". (Christian Bobin)

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In questo breve articolo mi soffermo a considerare che relazione c’è tra lo stadio evolutivo della coscienza del leader e la struttura dell’impresa?

Potrebbe sembrare una domanda priva di particolare interesse chiedersi che impatto ha lo sviluppo evolutivo del leader, il suo stadio di sviluppo di coscienza, se non fosse che questo ha un impatto sulla vita dell’impresa e sulla sua capacità di rispondere alle sfide di questa nuova epoca.

Ogni impresa si esprime ed opera, internamente ed esternamente sul mercato, dotandosi di una struttura che tra le altre cose definisce la modalità di divisione del lavoro, le regole relazionali e comunicative, quali sono i processi e quale la cultura condivisa. Questo indirettamente trasmette informazioni su quali sono gli schemi mentali che hanno influenzato la struttura stessa, qual’é la visione del mondo, lo Spirito, l’intento che anima l’impresa stessa dandole forma specifica. Attraverso la forma si può risalire allo spirito di un organismo micro o macro che sia.

Chi ha potere di determinare la struttura aziendale? Sono i leader che definiscono la cultura aziendale, i processi e le regole che determinano la divisione del lavoro e le regole comunicative e relazionali. Pertanto la struttura aziendale riflette la visione del mondo del leader, il suo modo di percepire la realtà, le sue priorità. In tal senso per l’impresa diventa difficile evolvere quando le esigenze spazio temporali, del contesto più ampio lo richiedono se tale passaggio di stadio evolutivo non avviene anche a livello di coscienza del leader. Per fare un esempio limite se il leader ha una struttura mentale ed una personalità che lo porta a interpretare il suo ambiente come pericoloso per il soddisfacimento dei suoi bisogni, sarà predisposto ad atteggiamenti di lotta e competizione. Tra le principali priorità ci saranno il mantenere il controllo ed il potere. Questo influirà sulle relazioni interne creando una struttura a gestione top-down, si circonderà di persone fidate, ma non è detto che siano le più competenti tra quelle presenti in azienda, e utilizzerà sistemi di premio e punizione che avranno come obiettivo il mantenere coesa l’organizzazione e il potere.

Una struttura di questo tipo se inserita in un ambiente che richiede sfide nuove e più complesse che necessitano di maggiore fluidità, creatività, innovazione potrebbe trovarsi di fronte a concrete difficoltà di riuscire a far fronte a quelle sfide con seri rischi per l’esistenza stessa dell’impresa. Per sopravvivere ed essere in grado di rispondere alle nuove sfide la struttura dovrebbe mutare. Ma tale mutamento è possibile solo nel momento in cui il leader stesso riesce a mutare la scala delle sue priorità, a consapevolizzare le sue paure, i suoi schemi mentali e la sua visione della vita e questo suo cambiamento si rifletterà di conseguenza nella struttura aziendale. In caso contrario, lì dove non c’è disponibilità di consapevolezza e cambiamento sarà probabile il tentativo di mantenere inalterata la struttura personale e aziendale che rimarrà così bloccata. Ora sorge spontanea un’altra domanda: cosa succede se lo stadio di coscienza del team è ad un passaggio evolutivo superiore rispetto a quello manifestato dalla struttura dell’azienda? La risposta è facilmente intuibile.

Ecco perché lo stadio di coscienza del leader è importante per il futuro dell’impresa oltre che per il clima aziendale.

E’ la struttura che offre i presupposti per i lavoratori di rispondere ad esigenze e richieste più complesse che provengono dal mercato e dalla vita. E in tal senso funge anche da terreno fertile per lo sviluppo delle persone che fanno parte del team e per i sistemi più ampi.

Simonetta Marenzi

Counselor, Coach, formatore.

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Verso un nuovo modello economico

Di recente il professor Giorgio Parisi, vincitore del Nobel per la fisica ha fatto un intervento alla Camera dei Deputati rinnovando l’appello ad agire urgentemente per arginare le conseguenze del cambiamento climatico e ha colto l’occasione per ricordare i limiti di un modello economico e sociale che pone troppa attenzione al PIL.

Entrambi i problemi sono noti da tempo eppure ben poco è stato fatto per modificare un paradigma, quello economico ma anche sociale e di vita, che non è più in grado di affrontare e risolvere i problemi che ha contribuito a creare. Come aveva detto Albert Einstein non possiamo risolvere i problemi affrontandoli con lo stesso tipo di pensiero che abbiamo usato quando li abbiamo creati. Occorre uno sguardo nuovo e una mente nuova; un nuovo tipo di pensiero. Se il vecchio modello era frutto di un livello di coscienza che ambiva a conquistare, dominare, competere, espandere e acquisire (questi i verbi più utilizzati nel linguaggio economico e finanziario comune) il nuovo modello dovrà avere un’impronta più olistica, sistemica e psicosintetica.

Uso queste parole nel senso etimologico del termine. Sarà un modello olistico nel senso di prestare attenzione non solo a singoli aspetti o parti di un sistema ma anche al sistema intero. Si sta sempre più comprendendo l’importanza dell’interrelazione e reciprocità e si è compreso che un organismo vivente sta bene quando ogni sua parte sta bene.

Sarà un modello psicosintetico perché è importante riuscire a creare composizione armonica, sintesi appunto, tra i diversi aspetti di una Anima, sia che si tratti di una persona o di un organismo più grande come una impresa, una città o una nazione. Creare sintesi non significa indurre parte di un sistema a conformarsi o adattarsi che è piuttosto indice di compromesso o di imposizione. Creare sintesi significa trovare modi nuovi, inclusivi, nella risoluzione dei problemi e dei conflitti. La sintesi in realtà va oltre il conflitto perché è frutto di consapevolezza e volontà; è frutto di capacità di ascolto, di empatia, di comprensione, accettazione e dialogo. Riconosce il valore di ogni parte e ne riconosce il ruolo e la funzione.

Inoltre sarà un modello sistemico, nel senso che sarà sempre più evidente l’importanza delle “leggi”, delle norme, usi e consuetudini presenti in un sistema e che regolano le relazioni e la comunicazione all’interno del sistema stesso. Di queste leggi alcune sono stabilite dagli uomini e pertanto appartengono al tempo e allo spazio, altre sono preesistenti e riscontrabili sia nei micro che nei macrosistemi, sono universali e atemporali.

Questo nuovo modello includerà non solo l’importanza della quantità (PIL) ma anche della qualità e oltre ai processi di produzione, distribuzione e consumo andrà a considerare l’impatto di questi tre fattori sull’intero sistema. Fare questo non è questione di moda ma è una necessità data dai problemi che la nostra epoca è chiamata urgentemente ad affrontare, come peraltro ci ricordano le Nazioni Unite ponendo alla nostra attenzione quei 17 goals che non possiamo permetterci di fallire.

Simonetta Marenzi

Counselor, coach e formatore

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Chi si occupa di #comunicazione sa quanto sia importante l’uso e la scelta delle parole. Ogni parola, pensata, scritta o pronunciata è formata da un insieme di lettere che per convenzione, ossia in base ad un ad un codice comune, hanno un significato specifico. Per esempio, alla parola “orso” chi conosce la lingua italiana associa l’immagine di un animale dalle caratteristiche specifiche quali grosse zampe forti, pelliccia di colore marrone o bianco, corpo massiccio, etc. Ossia alla parola “orso” associamo una immagine specifica.

Le parole sono segni a cui, per convenzione corrisponde un certo significato. Il significato è l’idea, il concetto e anche l’immagine di cui la parola si fa veicolo e supporto. Ogni parola, che ne siamo consapevoli o meno, porta con sé una immagine. Chi si occupa di marketing sa come parole e immagini riescano a influenzare il comportamento dei consumatori nelle preferenze di spesa ed hanno quindi un impatto sulla volontà e sulle azioni concrete.

Nei percorsi, sia individuali che di gruppo, di #crescitapersonale e di #sviluppo delle #potenzialità latenti che conduco, parte del lavoro consiste proprio nel far emergere la consapevolezza di come il cliente dialoga con sé stesso e quali immagini ha di sé. Sono parole e immagini svalutanti o di riconoscimento del valore e delle qualità? Che offrono possibilità di realizzazione o che creano ostacoli? Consentono espansione e collaborazione o creano barriere?

Ogni processo di cambiamento e di sviluppo, sia interiore che esterno, necessita di nuove immagini e di una comunicazione in grado di costruire quei ponti necessari a creare le nuove realtà.

#comunicazione #coaching #counseling #sviluppopotenzialità #sviluppoimpresa #nuovaleadership #impresamoderna #souleconomy

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Ogni gruppo è formato da un certo numero di individui che presentano caratteristiche anche molto diverse tra loro: bisogni diversi, idee diverse e diversi schemi di pensiero; diverso credo religioso, diverso modo di interpretare le esperienze e i vissuti.

Gestire il movimento di un gruppo non è semplice perché la tendenza è di voler forzare quella parte del gruppo che non è in accordo con il movimento proposto da chi ne ha la leadership. Ecco perché di solito i movimenti gruppali, in particolare quando riguardano la vita sociale, ma non solo, spesso sono molto conflittuali e risvegliano emozioni intense che generano rabbia ed aggressività che si manifesta in vari modi creando spaccature interne che vanno a discapito del benessere del gruppo intero. Per di più spesso viene appositamente risvegliata e utilizzata l’aggressività interna di una parte del gruppo contro un’altra parte con l’intento di accelerare i tempi del movimento orientando l’attenzione anziché sullo scopo che si desidera raggiungere assieme, sulla ricerca di un nemico da sconfiggere.

La frase di Rudolf Steiner ci ricorda quanto sia importante invece quel movimento che vada ad includere ciò che è percepito come causa di opposizione; quindi si tratta di un movimento verso l’integrazione che deve avvenire sia nell’anima di ognuno e quindi anche a livello collettivo.

Questo movimento richiede un passo fondamentale che Roberto Assagioli, padre della Psicosintesi, (Psicosintesi significa proprio integrare i diversi aspetti di un’Anima-Psiche) chiama “accettazione” ed è un ingrediente necessario per ritrovare il benessere, sia individuale che gruppale.

Simonetta Marenzi

#psicosintesi #souleconomy #yogaeconomy #coaching #benessere #svilupposociale #teaming #gestioneconflitti #

#psychosynthesis #antroposofia

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Proprio come si nota da questa foto scattata al lago di Fusine quando l’acqua è tranquilla l’immagine che vi si riflette è chiara ma appena soffia una leggera brezza la superficie s’increspa e le immagini, per chi guarda, si fanno più confuse ed incerte.

Quando si è agitati, stressati ed in ansia, o quando si è in collera si sperimenta qualcosa di simile: le immagini mentali sono più confuse, si accavallano, diventa più difficile riuscire a comunicare chiaramente e aumenta il rischio di fraintendimenti, di conflitto e di comportamenti reattivi, sia nella sfera professionale che privata.

Riuscire a ristabilire uno stato di quiete interiore è il presupposto necessario per comunicare con chiarezza e agire consapevolmente.

Esistono molte tecniche che aiutano a ristabilire uno stato di maggiore quiete interiore molte delle quali pongono l’attenzione sulla respirazione consapevole, sul ritmo respiratorio, ma includono anche l’uso delle visualizzazioni, ossia di immagini mentali guidate. Lo scopo non è di estraniarsi e dimenticare quanto accade attorno ma ritrovare una maggiore centratura e stabilità, a tutti i livelli.

Per comprendere perché le visualizzazioni funzionano ci soffermiamo a considerare le due seguenti due leggi della psicodinamica:

Prima legge: ” Le immagini o figure mentali e le idee tendono a produrre le condizioni fisiche e gli atti esterni ad esse corrispondenti”.

Terza legge: “le idee e le immagini tendono a suscitare le emozioni e i sentimenti ad esse corrispondenti”.

Cosa significa? Significa che c’è un legame tra il pensare, il sentire e l’agire e che se l’azione o il comportamento adottato in una data situazione non risulta soddisfacente o utile per migliorare la situazione (interna o esterna), e le relazioni (professionali e personali), abbiamo sempre la possibilità di agire in modo nuovo; ma per farlo è importante osservare quali sono le immagini mentali e i pensieri che si alimentano, quali emozioni e sentimenti suscitano. L’azione consapevole richiede una mente quieta e la quiete mentale può essere ritrovata e mantenuta attraverso la pratica della consapevolezza.

Simonetta Marenzi

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Questo articolo nasce dopo un laboratorio sul tema della promozione professionale e autoimprenditorialità svolto con una collega durante il quale più volte i partecipanti citavano, con una certa ciclicità due parole: Fiducia e Valore.

Oggi mi soffermo a riflettere sulla seconda, sulla parola valore, sul suo significato, spesso frainteso e confuso con il prezzo. L’etimologia della parola ci può venire in aiuto il cui significato rimanda all’idea di forte, gagliardo, merito e il suffisso “orem” indica una disposizione o stato. Quindi è di valore ciò che permette di conseguire o mantenere uno stato di forza e vitalità, energia. Quando il lavoro, – proprio e altrui – o quando i prodotti ottenuti attraverso il lavoro, vengono sminuiti, sottostimati, il prezzo non potrà che riflettere questa svalutazione. Il prezzo è il risultato di calcolo di costi e ricavi, e di legge di domanda e di offerta. Il prezzo è collegato al costo dei materiali impiegati, delle competenze e abilità necessarie per per la realizzazione di un bene o per la prestazione di un servizio; è collegato alla necessità di dare continuità ad un ciclo produttivo e di vita di una impresa. Ma è influenzato anche dalle politiche economiche nazionali e internazionali e soprattutto dalla “cultura” socio economica del tempo e del luogo”, ossia dalle emozioni e schemi di pensiero di un’epoca e contesto, che a loro volta sono influenzate dalla comunicazione mediatica e non solo.

Il prezzo non ha a che fare con il vero valore delle cose. Il prezzo è mediazione di tanti elementi e considerazioni. Il valore è altro. Le cose che sulla terra hanno maggior valore sono completamente sottostimate in termini di prezzo. L’acqua potabile, l’aria, la terra, la vita sono i primi esempi che mi vengono in mente che subiscono un costante processo di disistima e sono valori perché ne abbiamo assoluto bisogno per mantenerci in uno stato di vitalità ed energia. Ecco che il prezzo non può riflettere il vero valore delle cose perché alcune di queste sono inestimabili per loro stessa natura e molte altre sarebbero per la maggioranza delle persone inaccessibili. Altre ancora che invece “costano” molto, possono essere quasi del tutto prive di valore eppure riscontrare grande attrattiva.

Quando il lavoro è sottopagato viene tolta la possibilità di disporre di tutta l’energia (denaro) necessari per conservare uno stato di vitalità e di forza che sono necessari per far fronte alle esigenze della vita. Viceversa una sovrastima eccessiva, in termini di prezzo, porta a distribuire un’eccesso di forza- energia (e quindi anche il denaro) che se non viene incanalata in modo opportuno, molto spesso o viene sprecata o accumulata, e questo genera distorsioni in un sistema, genera malattia (per esempio bolle speculative, eccessi di risparmio, consumismo, investimenti “sbagliati”). Prezzo e valore sono due cose molto diverse.

La frase che ho scelto di Maria Montessori parla di “coscienza del valore”, coscienza di quali siano le cose da cui triamo davvero vitalità, energia e forza per la vita, che ci nutrono e ci sostengono; e coscienza di quali siano le abilità che a nostra volta ci permettono di donare forza, vitalità ed energia agli altri e alla Vita, attraverso il nostro agire quotidiano, attraverso il nostro lavoro.

Avere coscienza delle proprie predisposizioni, scoprire il proprio talento, ciò in cui già si percepisce di avere una certa forza, e riuscire ad esprimerla, allenarla e perfezionarla, che si tratti di una tendenza e predisposizione organizzativa, abilità nell’amministrare, inventiva e creatività – che possono esprimersi non solo in un lavoro artistico ma come arte di vivere e di trovare soluzioni nuove – significa scoprire il proprio valore ed esprimerlo, autorealizzarlo. In questo modo il ciclo di “dare e ricevere” trova il suo equilibrio e bilanciamento.

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Come si evince dal titolo spesso si ha la percezione di avere delle energie latenti, del potenziale inespresso che si vorrebbe riuscire a veicolare in un progetto professionale, in un possibile nuovo ruolo, o in un processo di cambiamento personale. Tuttavia ci si ritrova invischiati in una routine quotidiana fatta di abitudini consolidate, che se da un lato offrono quella sicurezza data dalla ripetitività dei ritmi e azioni dall’altro lasciano insoddisfatti ed emerge la sensazione che nulla cambi. Come uscire dall’impasse?

La chiave di accesso all’espressione del proprio potenziale è data dalla consapevolezza. Cosa significa e come si fa? L’immagine che ho realizzato riproduce un IO centrale che possiamo immaginare essere come una sorta di manager interiore o di un direttore di orchestra, un testimone interiore a cui spetta in difficile ma anche entusiasmante compito di conoscere, dirigere, armonizzare le diverse parti del proprio team/orchestra – ossia le varie sub personalità corrispondenti sia ai ruoli sociali che si rivestono nel proprio quotidiano ma anche aspetti psicologici (come per esempio potrebbe essere una parte di noi molto timida o insicura e che prova difficoltà a parlare in pubblico o a proporsi per condurre un progetto nonostante ci sia anche il desiderio di farlo, o una parte poco assertiva al lavoro o in famiglia etc. ) – direzionandole verso un obiettivo funzionale al maggiore benessere dell’intero sistema. L’immagine infatti riproduce una situazione in cui alcuni aspetti – ruoli sono più forti rispetto ad altri e sono più rilevanti.

Se ti ritrovi a “sognare ” un nuovo ruolo-incarico in azienda ma ancora non riesci a veicolare le energie in quella direzione perché per esempio una vocina interiore subdolamente ti dice che potresti non farcela, di fatto stai osservando un conflitto in atto, tra una parte di te che desidera e vuole la promozione e una parte di te che teme di non farcela. E tacitare l’una o l’altra, rifiutarsi di ascoltare e di vedere – come abitualmente si è portati a fare in ogni contesto – non serve perché una parte ridotta al silenzio non scompare ma ritornerà alla carica, magari in momenti poco opportuni e con maggiore forza e vigore. Nulla si crea o si distrugge ma tutto si trasforma. Ma per trasformare devo prima conoscere e gestire.

Ecco che la consapevolezza del proprio teatro interiore, ossia dei diversi aspetti della propria interiorità e di come questi tendono a esprimersi, di quali sensazioni fisiche ci fanno sperimentare, quali emozioni ci fanno provare e quali pensieri pensare, il più delle volte nostro malgrado, diventa un passaggio fondamentale per riscrivere il “copione” affinché quelle energie latenti e quelle potenzialità inespresse possano finalmente emergere per portare maggiore bellezza, abbondanza e armonia nella propria vita.

La chiave di questo processo è la consapevolezza, che si può coltivare in modi e con tecniche diverse. Uno semplice e fondamentale per iniziare è quello di portare l’attenzione al respiro, imparando ad accorgersi a come cambia nelle diverse situazioni e se questo avviene significa che le emozioni e i pensieri sono modificati e che con tutta probabilità ci siamo identificati con una sub personalità (per esempio quella che si ritira per mancanza di cor-aggio ed assertività). Questo è un buon inizio ma poi è fondamentale imparare a conoscere il proprio teatro interiore con uno sguardo all’intero sistema, per riconoscere a quali parti stiamo dando più valore e spazio e quali invece sono trascurate, e quindi procedere a ridistribuire le energie in modo più funzionale e consono ai nuovi obiettivi, per manifestare le potenzialità in latenza; e questo è un processo che si svolge utilizzando tecniche e strumenti diversi che coniugano sia momenti di consapevolezza e introspezione che momenti di pratica di ri-orientamento della volontà.

Simonetta Marenzi

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Gli esercizi di concentrazione aiutano a focalizzare la mente, l’attenzione in una direzione specifica. Danno modo di risalire dall’oggetto al concetto e quindi dalla materia allo spirito, all’idea che è fondamento dell’oggetto. Questo può aiutare ad approfondire questioni che stanno a cuore, per trovare soluzioni nuove in ogni ambito e contesto. Ecco perché tali pratiche stanno trovando sempre più applicazione anche in azienda.

Tuttavia se si trattasse solo di questo, di usare la concentrazione per migliorare le performance si alimenta la tendenza a guardare la vita in termini di miglioramento delle prestazioni, in termini cioè quantitativi e di PIL individuale e collettivo. Si corre il rischio di legare il pensiero a desideri, impulsi o istinti, più di quanto già avvenga di consueto, cioè a delle forze della natura biopsichica e quindi a ciò che è materia. In tal modo l’individuo si lega ancora di più a ciò che già lo assorbe.

Un altro rischio è di alimentare ideologie e quindi conflittualità poiché le due cose vanno di pari passo e la storia ce lo dimostra. Quanto più si ama una ideologia tanto più difficile risulta la relazione ad eccezione di chi la condivide.

Il fine della concentrazione è di liberare il pensiero da quelle forze che già lo asservono alla materia.

Quando il pensiero è diventato materiale le azioni quotidiane sono per lo più reazioni, dettate da istinti impulsi e desideri e il pensiero viene utilizzato solo per trovare una giustificazione per tali reazioni. Il pensiero libero permette di svincolarsi dalle tipiche reazioni dettate dalla propria natura, dalla materia biopsichica, e agire in modo nuovo. I percorsi di consapevolezza servono anche a questo, a contattare quelle forze nuove per un agire che sia davvero libero e passare dalla re-azione all’azione.

Per dirlo anche con un altro linguaggio spiritualizzare la materia è possibile ma serve acquisire un pensiero libero dai sensi. Il che non significa disinteressarsi delle questioni quotidiane ma semmai affrontarle acquisendo una prospettiva più inclusiva. Chi ha funzioni di leadership e guida un team sa quanto la capacità di concentrazione sia importante e quanto sia altresì importante usare il pensare non per alimentare ideologie di sorta ma per migliorare la vita sul piano materiale, scopo fondamentale di ogni impresa economica.

www.impresamoderna.org Per informazioni sui percorsi di sviluppo di yoga e Psicosintesi simonettamarenzi@outlook.it

#psicosintesi #yoga #concentrazione #mindfullness #sviluppopersonale #libertà

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