
Una persona mi racconta un episodio accaduto di recente: una mattina come le altre si alza e si veste per andare a lavorare ma la porta non si apre.
Un imprevisto apparentemente banale, se non fosse agosto. Con qualche difficoltà riesce a trovare una ditta aperta che risolve rapidamente il problema; tuttavia ne emerge un altro di problema, ancora più gravoso. L’importo richiesto per un’ora e mezza di lavoro ammonta a 1000,00 più iva. I prezzi alti “sono dovuti al fatto che ad “agosto” anche gli ombrelloni e le ferie costano di più” afferma citando le parole dell’operaio.
Ma cosa succede quando questa cifra pesa quasi quanto uno stipendio mensile?
È proprio da situazioni concrete come questa che, a mio avviso, possiamo iniziare a interrogarci su che cosa intendiamo realmente per economia.
Quanto è sostenibile questo costo per la persona che deve affontarlo?
La stessa cifra non ha lo stesso significato per chi guadagna 1.200 euro al mese, per chi ne guadagna 3.000 o per chi dispone di importanti risparmi e per chi moltiplica quei risparmi attraverso investimenti finanziari.
Se il prezzo può essere identico per determinati beni e servizi l‘impatto economico, però, è completamente diverso.
Ed è proprio qui che una lettura puramente quantitativa rischia di non vedere una parte importante della realtà.
L’economia non è fatta soltanto di numeri
Quando parliamo di economia, spesso ragioniamo attraverso indicatori, prezzi, PIL, inflazione, salari, consumi, produttività. Sono strumenti indispensabili.
Ma una persona non vive dentro un indicatore. Vive dentro una casa, una famiglia, un lavoro, una rete di relazioni e una serie di bisogni quotidiani. Un imprevisto anche banale può modificare improvvisamente l’equilibrio costruito in mesi e talvolta in anni.
Una spesa inattesa può significare rinunciare a una vacanza, rimandare una visita medica, utilizzare i risparmi destinati a un altro progetto, chiedere un prestito o semplicemente arrivare alla fine del mese con maggiore preoccupazione.
Per questo, quando osserviamo l’economia, forse dovremmo chiederci non soltanto:
“Quanto costa?” ma anche:“Che effetto produce questo costo nella vita delle persone?”
Il punto non è stabilire chi ha ragione
Una riflessione di questo tipo non dovrebbe trasformarsi automaticamente in uno schieramento tra fazioni opposte impegnate nella ricerca di un colpevole.
Il mercato, si sa, ha le sue leggi. Il problema pertanto è più complesso. Da una parte abbiamo una quantificazione economica di un prodotto o di una prestazione necessaria. Dall’altra abbiamo la capacità economica di chi ha bisogno di quel prodotto o prestazione.
In mezzo c’è un sistema fatto di lavoro, salari, servizi, fiscalità, consumi, protezione sociale, risparmio e possibilità di affrontare gli imprevisti.
Ed è proprio questo insieme di relazioni che un approccio di economia olistica cerca di osservare.
Guardare il sistema, non soltanto il singolo evento
La parola “olistico” richiama l’idea di considerare il fenomeno nella sua interezza e nelle relazioni tra le sue parti.
Un sistema economico è composto da persone e organizzazioni che si influenzano reciprocamente.
Se una persona o una famiglia, attraverso il reddito derivante dal lavoro non riesce a far fronte a degli imprevisti il problema non è solo individuale e fa emergere dei quesiti sul rapporto tra redditi, costo della vita, risparmio e protezione sociale.
L’economia non è soltanto una somma di transazioni collegate a produzione, distribuzione, consumo di beni e servizi, ma è l’espressione delle norme, usi e consuetudini che condizionano una rete di relazioni di scambio. Oikos (casa) e nomos (legge o regola).
Episodi come questi ci dicono molto circa la qualità di queste regole sottostanti quella rete di relazioni.
Una volta ho letto una frase interessante. Non ricordo le parole esatte ma il concetto era che la ricchezza di una persona si misura dalla durata della sua vita. Introduceva il concetto di resilienza e della capacità di far fronte alle sfide della vita. Ma la resilienza di un individuo, o di un sistema più ampio come una impresa o una nazione, ha un limite oltre il quale subentra uno stato di crisi che può diventare strutturale o addirittura farlo collassare.
Forse dovremmo aggiungere una domanda a quelle che abitualmente utilizziamo per valutare la salute di un sistema economico: Quanto è capace una persona, una impresa, un paese di assorbire gli imprevisti senza perdere il proprio equilibrio in modo strutturale o senza collassare?
Una società economicamente sana non dovrebbe occuparsi soltanto di produrre ricchezza.
Un sistema è più resiliente quando una malattia, una riparazione urgente, la perdita temporanea del lavoro o una spesa imprevista non sono sufficienti a farlo precipitare nella precarietà o in una crisi strutturale.
Questo non significa eliminare gli imprevisti ma significa costruire condizioni che permettano di attraversarli.
Dalla domanda individuale alla riflessione collettiva
La domanda, quindi, non è: “Perché una serratura può costare così tanto?”, ma piuttosto: “Come possiamo costruire un’economia nella quale sia riconosciuto il valore delle prestazioni ma venga anche considerata la sostenibilità economica e umana? ”
È una questione che riguarda imprese, professionisti, lavoratori, istituzioni e cittadini. E’ una questione che ci pone difronte alla necessità di chiederci se le norme (nomos) che regolano l’attuale modello economico (oikos) sono ancora valide per amministrare questa epoca.
E riguarda anche il modo in cui definiamo il concetto stesso di valore.
Creare valore non significa soltanto generare un ricavo. Ci sono tanti esempi di tipi di ricavi che creano costi sociali molto elevati e duraturi.
Creare valore significa anche contribuire alla possibilità che persone, imprese e comunità possano continuare a funzionare, crescere e affrontare il cambiamento.
Oggi si parla sempre più di sostenibilità. Ma al di là di concetti e teoria di cosa sia la sostenibilità forse basterebbe guardare alle piccole, comuni, esperienze quotidiane come segnali di ciò che accade nel sistema. Una serratura bloccata può essere solo una scocciatura, un problema o una crisi.
Quando una crisi è alle porte le domande sono importanti. E quando le domande vengono condivise, osservate e approfondite senza la necessità di trovare immediatamente un colpevole, possono aiutarci a comprendere meglio la realtà.
La domanda condivisa:
Quando un imprevisto economico mette in difficoltà una persona, stiamo guardando soltanto a un problema individuale o a un segnale di come funziona il nostro sistema economico? Cosa cambia in base a questi due differenti approcci?
E tu, da quale prospettiva lo guarderesti?
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