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Archive for Agosto 2026

Una persona mi racconta un episodio accaduto di recente: una mattina come le altre si alza e si veste per andare a lavorare ma la porta non si apre.

Un imprevisto apparentemente banale, se non fosse agosto. Con qualche difficoltà riesce a trovare una ditta aperta che risolve rapidamente il problema; tuttavia ne emerge un altro di problema, ancora più gravoso. L’importo richiesto per un’ora e mezza di lavoro ammonta a 1000,00 più iva. I prezzi alti “sono dovuti al fatto che ad “agosto” anche gli ombrelloni e le ferie costano di più” afferma citando le parole dell’operaio.

Ma cosa succede quando questa cifra pesa quasi quanto uno stipendio mensile?

È proprio da situazioni concrete come questa che, a mio avviso, possiamo iniziare a interrogarci su che cosa intendiamo realmente per economia.

Quanto è sostenibile questo costo per la persona che deve affontarlo?

La stessa cifra non ha lo stesso significato per chi guadagna 1.200 euro al mese, per chi ne guadagna 3.000 o per chi dispone di importanti risparmi e per chi moltiplica quei risparmi attraverso investimenti finanziari.

Se il prezzo può essere identico per determinati beni e servizi l‘impatto economico, però, è completamente diverso.

Ed è proprio qui che una lettura puramente quantitativa rischia di non vedere una parte importante della realtà.

L’economia non è fatta soltanto di numeri

Quando parliamo di economia, spesso ragioniamo attraverso indicatori, prezzi, PIL, inflazione, salari, consumi, produttività. Sono strumenti indispensabili.

Ma una persona non vive dentro un indicatore. Vive dentro una casa, una famiglia, un lavoro, una rete di relazioni e una serie di bisogni quotidiani. Un imprevisto anche banale può modificare improvvisamente l’equilibrio costruito in mesi e talvolta in anni.

Una spesa inattesa può significare rinunciare a una vacanza, rimandare una visita medica, utilizzare i risparmi destinati a un altro progetto, chiedere un prestito o semplicemente arrivare alla fine del mese con maggiore preoccupazione.

Per questo, quando osserviamo l’economia, forse dovremmo chiederci non soltanto:

“Quanto costa?” ma anche:“Che effetto produce questo costo nella vita delle persone?”

Il punto non è stabilire chi ha ragione

Una riflessione di questo tipo non dovrebbe trasformarsi automaticamente in uno schieramento tra fazioni opposte impegnate nella ricerca di un colpevole.

Il mercato, si sa, ha le sue leggi. Il problema pertanto è più complesso. Da una parte abbiamo una quantificazione economica di un prodotto o di una prestazione necessaria. Dall’altra abbiamo la capacità economica di chi ha bisogno di quel prodotto o prestazione.

In mezzo c’è un sistema fatto di lavoro, salari, servizi, fiscalità, consumi, protezione sociale, risparmio e possibilità di affrontare gli imprevisti.

Ed è proprio questo insieme di relazioni che un approccio di economia olistica cerca di osservare.

Guardare il sistema, non soltanto il singolo evento

La parola “olistico” richiama l’idea di considerare il fenomeno nella sua interezza e nelle relazioni tra le sue parti.

Un sistema economico è composto da persone e organizzazioni che si influenzano reciprocamente.

Se una persona o una famiglia, attraverso il reddito derivante dal lavoro non riesce a far fronte a degli imprevisti il problema non è solo individuale e fa emergere dei quesiti sul rapporto tra redditi, costo della vita, risparmio e protezione sociale.

L’economia non è soltanto una somma di transazioni collegate a produzione, distribuzione, consumo di beni e servizi, ma è l’espressione delle norme, usi e consuetudini che condizionano una rete di relazioni di scambio. Oikos (casa) e nomos (legge o regola).

Episodi come questi ci dicono molto circa la qualità di queste regole sottostanti quella rete di relazioni.

Una volta ho letto una frase interessante. Non ricordo le parole esatte ma il concetto era che la ricchezza di una persona si misura dalla durata della sua vita. Introduceva il concetto di resilienza e della capacità di far fronte alle sfide della vita. Ma la resilienza di un individuo, o di un sistema più ampio come una impresa o una nazione, ha un limite oltre il quale subentra uno stato di crisi che può diventare strutturale o addirittura farlo collassare.

Forse dovremmo aggiungere una domanda a quelle che abitualmente utilizziamo per valutare la salute di un sistema economico: Quanto è capace una persona, una impresa, un paese di assorbire gli imprevisti senza perdere il proprio equilibrio in modo strutturale o senza collassare?

Una società economicamente sana non dovrebbe occuparsi soltanto di produrre ricchezza.

Un sistema è più resiliente quando una malattia, una riparazione urgente, la perdita temporanea del lavoro o una spesa imprevista non sono sufficienti a farlo precipitare nella precarietà o in una crisi strutturale.

Questo non significa eliminare gli imprevisti ma significa costruire condizioni che permettano di attraversarli.

Dalla domanda individuale alla riflessione collettiva

La domanda, quindi, non è: “Perché una serratura può costare così tanto?”, ma piuttosto: “Come possiamo costruire un’economia nella quale sia riconosciuto il valore delle prestazioni ma venga anche considerata la sostenibilità economica e umana? ”

È una questione che riguarda imprese, professionisti, lavoratori, istituzioni e cittadini. E’ una questione che ci pone difronte alla necessità di chiederci se le norme (nomos) che regolano l’attuale modello economico (oikos) sono ancora valide per amministrare questa epoca.

E riguarda anche il modo in cui definiamo il concetto stesso di valore.

Creare valore non significa soltanto generare un ricavo. Ci sono tanti esempi di tipi di ricavi che creano costi sociali molto elevati e duraturi.

Creare valore significa anche contribuire alla possibilità che persone, imprese e comunità possano continuare a funzionare, crescere e affrontare il cambiamento.

Oggi si parla sempre più di sostenibilità. Ma al di là di concetti e teoria di cosa sia la sostenibilità forse basterebbe guardare alle piccole, comuni, esperienze quotidiane come segnali di ciò che accade nel sistema. Una serratura bloccata può essere solo una scocciatura, un problema o una crisi.

Quando una crisi è alle porte le domande sono importanti. E quando le domande vengono condivise, osservate e approfondite senza la necessità di trovare immediatamente un colpevole, possono aiutarci a comprendere meglio la realtà.

La domanda condivisa:

Quando un imprevisto economico mette in difficoltà una persona, stiamo guardando soltanto a un problema individuale o a un segnale di come funziona il nostro sistema economico? Cosa cambia in base a questi due differenti approcci?

E tu, da quale prospettiva lo guarderesti?

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LA VOLONTA’

Una delle doti umane importanti per svolgere la funzione del leader è la volontà.

Ma la forza di volontà, da sola basta per essere un buon leader?

Molti credono che un leader debba avere una volontà forte. Ed è vero.

La determinazione è indispensabile per affrontare le sfide, prendere decisioni e perseguire gli obiettivi.

Ma una domanda merita di essere posta:

Una volontà forte è sempre garanzia di una buona leadership?

Non necessariamente.

Quando la forza di volontà non è accompagnata dalla consapevolezza, rischia di trasformarsi in rigidità, imposizione o bisogno di controllo. E dove prevale il controllo, le parti controllate inizieranno a sperimentare perdita di fiducia, resistenze e si innescheranno conflitti a vari livelli di intensità.

Una buona leadership si focalizza nello sviluppare una volontà capace di orientare l’azione verso uno scopo, mantenendo al tempo stesso attenzione alle persone, al contesto e agli effetti delle proprie decisioni, sia internamente che all’esterno. Per orientare l’azione verso uno scopo e intento occorre che ogni parte di un sistema percepisca il valore di quell’intento. Altrimenti aderiranno o per paura o per necessità. In questo caso il conflitto non sparisce, ma viene nascosto sotto il tappeto nella speranza che sparisca da sè.

Roberto Assagioli, l’ideatore della Psicosinte ci offre una prospettiva sorprendentemente attuale da poter applicare anche nel mondo del imprese, della finanza e della politica.

La volontà non è una sola. Ogni parte di un sistema complesso, quale è una team o una impresa ha una sua volontà collegata a bisogni, pensieri, valori, idee, desideri diversi e spesso queste parti interne ad un sistema utilizzano gran parte della loro energia nel tentativo di salvaguardare il proprio spazio acquisito o per imporsi sulle altre parti. Questo causa una frammentazione interna che deteriora l’intero sistema, ne rallenta il movimento verso lo scopo fino a bloccarlo del tutto talvolta.

La volontà è una funzione meravigliosa e complessa che si manifesta in forme differenti.

  • La volontà forte, che sostiene la determinazione e la perseveranza.
  • La volontà abile, che sa scegliere il momento giusto, adattare la strategia e utilizzare le risorse con intelligenza.
  • La volontà buona, che orienta le decisioni secondo valori, responsabilità e bene comune, mantenendo una visione sistemica dell’organizzazione includendo anche la consapevolezza dell’effetto delle proprie scelte ed azioni all’esterno dell’organizzazione, sugli altri, sulla vita.
  • La volontà transpersonale, che permette di riconoscere uno scopo più grande dell’interesse personale e di mettere la leadership al servizio dell’intero sistema.

È qui che Psicosintesi e leadership si incontrano.

Un leader non è efficace perché esercita più forza.

È efficace perché sa integrare queste diverse qualità della volontà.

Sa quando decidere.

Quando ascoltare.

Quando aspettare.

Quando cambiare direzione.

Quando coinvolgere gli altri.

Quando rinunciare al proprio punto di vista per favorire una soluzione migliore.

La qualità della leadership non dipende dalla quantità di energia che un leader impiega, ma dalla qualità della consapevolezza con cui orienta la propria volontà e quelle delle parti del sistema.

In un contesto sempre più complesso e imprevedibile, le organizzazioni hanno bisogno di leader sì determinati ma che siano in grado di sviluppare e integrare anche gli altri aspetti della volontà.

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Quando si parla di leadership si pensa subito a obiettivi, strategie, organizzazione e risultati.

Quando si parla di Psicosintesi, invece, molti immaginano esclusivamente un percorso di crescita personale.

Eppure entrambe rispondono alla stessa domanda fondamentale:

Come si governa un sistema complesso?

Un leader coordina persone, competenze, processi e relazioni affinché l’organizzazione proceda in una direzione comune.

Non pretende il “fare di più”, ma offre una direzione e un intento chiaro capaci di orientare le scelte.

La Psicosintesi propone un lavoro analogo applicabile sia all’interno dell’individuo ma anche nella gestione di dinamiche di gruppo: offre strumenti che favoriscono il processo di conoscere, comprendere e integra pensieri, emozioni, bisogni, valori e volontà diverse in modo da creare non solo efficacia ma anche armonia tra le diverse parti, interne o esterne.

Questa nostra epoca è chiamata al difficile, ma possibile compito di creare benessere dando valore alle persone alla vita. Questo richiede una leadership che includa l’io e il noi. Una leadership che abbia visione sistemica e consapevole.

Per questo credo che il futuro delle imprese non dipenderà soltanto da competenze tecniche o modelli organizzativi, ma dalla capacità di sviluppare una leadership più consapevole, integrata e profondamente umana.

Quella che definisco Leadership Psicosintetica.

Non una teoria, ma un approccio che unisce efficacia, responsabilità e sviluppo delle persone al servizio dell’intero sistema.

E tu cosa ne pensi?

È possibile costruire organizzazioni più sane partendo dalla crescita interiore di chi le guida?

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