
Ci sono periodi che per situazioni di vita e di lavoro, risultano particolarmente faticosi e si finisce di scordare qual’è l’intento che c’è dietro il proprio agire quotidiano. Si entra in una routine che se protratta nel tempo, rischia di togliere vitalità ed entusiasmo.
Ecco che la pausa estiva può essere una splendida occasione per ricaricare le pile. Come? Rallentando i ritmi delle attività consuete e prendendosi del tempo per sé, per meditare e ascoltarsi profondamente; per sentire se si è allineati con la propria Anima e Spirito, con i propri valori e intenti.
Ma cos’è che toglie energia e motivazione? Non avere chiara la propria Vision e Mission. Spesso ciò che muove le persone è il desiderio o la necessità di soddisfare un proprio bisogno, ed è normale che sia così ma senza rendersi conto il lavoro viene associato ad una carenza che si cerca di colmare. Alla lunga ciò che soddisfa un bisogno viene percepito come una prigione da cui non si può uscire.
A tal proposito mi viene in mente una storiella molto nota: Un pellegrino incontrò lungo il suo cammino degli uomini intenti a scalpellare la pietra. Il pellegrino si avvicinò al primo di essi e gli chiese: “Che cosa fai?” “Non lo vedi?” rispose l’uomo irritato e stanco “sto spaccando la pietra”.
Il pellegrino riprese il suo cammino e dopo un po’ s’imbatté nel secondo spaccapietre e chiese:
“Che cosa fai?”.”Non lo vedi? Rispose questi affaticato “Lavoro per dare da mangiare alla mia famiglia”.
Il pellegrino riprese a camminare e raggiunse il terzo spaccapietre. “Che cosa fai?” Gli chiese. “Non lo vedi?” Rispose l’uomo affaticato ma sorridente “Sto costruendo una cattedrale”. E con il braccio indicò una grande costruzione, ricca di colonne, di archi e di guglie puntate verso il cielo.
Stesse azioni ma tre modi diversi di percepire il valore e di dare valore.
Quando si lascia che le proprie azioni, il proprio lavoro, perda valore ai propri occhi si lascia indietro l’anima e lo spirito. E senza anima viene meno l’energia e la passione necessaria. I più cercano fuori la motivazione, nel ruolo, nel compenso, nei benefit ecc e va bene così ma non sempre è sufficiente. Lo dice la parola stessa: cos’è che motiva l’azione? A volte è necessario cercare dentro, ritornare al centro.
L’estate può essere una occasione speciale per farlo e ritrovare la propria motivazione. Ci sono vari modi per farlo e uno di questi è attraverso tecniche di meditazione recettiva e attiva. Non potendo qui condividere la meditazione e il lavoro che ne consegue voglio però condividere un paio di domande che possono offrire uno spunto su cui meditare:
Attraverso questa professione/questo progetto/lavoro cosa desidero portare/favorire?
Quale intento mi muove?
Per me è la possibilità di favorire lo sviluppo di un’attitudine ed approccio olistico e sistemico a livello individuale, gruppale. La possibilità di aiutare le persone e i gruppi di lavoro a riconoscere ed esprimere il loro pieno potenziale, a manifestare le loro qualità e capacità, a collaborare e comunicare in modo costruttivo e nonviolento, conciliando benessere e sviluppo individuale e di gruppo.
Per riepilogare:
- prenditi del tempo per te, possibilmente in mezzo alla natura che ha potere rigenerativo;
- trova occasioni per coltivare il silenzio interiore; dare spazio all’Essere dopo tanto “fare”;
- medita sulle domande suggerite sopra e lascia che le risposte giungano in modo spontaneo sotto forma di immagini, pensieri, consapevolezze.
Se hai piacere puoi condividere qui il tuo intento, la tua Vision e Mission. Un caro saluto.
Simonetta

