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Archive for 5 giugno 2014

ALITALIA STORY: ATTO II

Nell’ottobre 2013 si vociferava di un futuro intervento dela Cassa depositi e Prestiti per rimpolpare le scarse finanze dell’azienda con un importo pari a circa 75 milioni di euro, che andava così ad acquisire una quota pari al 12% del capitale sociale della nuova Alitalia. Nel frattempo anche l’Enav (Ente Nazionale di Assistenza al Volo) ha versato 61 milioni di incentivi pubblici al settore aereo. Nell’articolo precedente avevo evidenziato come l’importo fosse irrisorio rispetto ai debiti ed alle perdite accantonate dalla compagnia aerea, e avevo paventato l’idea che qualcuno potesse dinuovo azzardare l’ipotesi di dividere la compagnia in due: una parte sana da consegnare a soci vecchi e nuovi, ed una parte malata, ovvero la parte dei debiti, dei contenziosi e delle perdite accumulate negli anni, da lasciare alla deriva. Ma prima o poi questa zattera finirà su qualche riva. Newco – se la parola è anglofona sembrà meno dolorosa – è il nome con cui designano le società che sorgono dalle ceneri di quelle aziende non ancora completamente bruciate. É un’operazione con cui si trattengono, o si vendono, le parti ancora vitali di un’azienda mentre si lascia che la parte moribonda vada alla deriva. Chi coprirà i debiti rimasti aperti, e le spese del “funerale”? Beh, nel 2008, quando la Newco dell’epoca, sorta per privatizzare la compagnia di bandiera, venne affidata ad alcuni noti imprenditori italiani definiti “capitani coraggiosi”, la parte malata – ossia i debiti – finirono sul groppone dei contibuenti che pagarono, e stanno tutt’ora pagando a conti fatti, circa 8 miliardi di euro complessivamente. Questa volta chi pagherà i debiti di Alitalia? E chi pagherà le piccole e medie imprese creditrici? Forse le banche che hanno concesso i finanziamenti, Unicredit e Banca Intesa in testa? Non ne sarebbero molto liete considerando che in questi giorni la BCE sta guardando con la lente di ingrandimento i bilanci delle principali banche Italiane per valutarne la reale consistenza di crediti e capitali. O sarà Poste Italiane, quale socio providenziale e munifico dell’ultima ora? O forse i “capitani coraggiosi”? A carico di chi saranno i costi del Welfare per i 2500 nuovi esuberi stimati in aggiunta ai 7000 precedenti? Ed ha proposito di debiti: per acquistare, a prezzo di svendita, la parte sana della vecchia compagnia di bandiera servivano 1052 milioni da versare in più rate nelle casse dello Stato. Secondo il sottosegretario Dell’Aringa, in risposta ad una interpellanza presentata dall’On Sergio Boccadutri, di questo importo solo 259 milioni sono stati versati mentre il restante importo risulta compensato tramite accollo di alcuni debiti ipotecari e non ipotecari. Traduco: dei 1052 milioni che i capitani coraggiosi avrebbero dovuto versare, sono stati versati meno di 300. Il resto è stato cancellato perchè i soci si sono accollati alcuni debiti che però non sono in grado di pagare. Ora, questi importi per caso finiranno nella bad company (parte malata)? Se così fosse i capitani coraggiosi avrebbero sborsato, per acquistare la ex compagnia di bandiera, solo 259 milioni. Il governo afferma che non sarà lo Stato a farne le spese, emulando quanto già accaduto nel 2008, – e ci auguriamo tutti che non sia così- ma a conti fatti è già accaduto. Sarò felice di lasciarmi stupire da un finale a sorpresa. Sembra che la Newco sarà costituita al 49% dal socio Etihad, che verserà circa 600 milioni di €, ed al 51% dagli attuali “vecchi” soci. Saranno sufficienti a far “decollare” una impresa che fino ad oggi è costata lacrime e sangue ai soliti noti, ovvero i contribuenti e lavoratori dipendenti?

Simonetta Marenzi

impresamoderna.wordpress.com

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