Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for novembre 2013

 

Leggo nei giornali di questi giorni la notizia del possibile ingresso delle Poste in Alitalia, che acquisterà, per la modica cifra di 75 milioni di euro, il 12% della compagnia di volo. Per capire la portata di questa notizia dobbiamo ritornare con la memoria al 2008 quando l’Alitalia era una società pubblica oberata di debiti che necessitava di capitale fresco e di una gestione nuova ed il governo Prodi cercò di vendere Alitalia ad Air Frnace KLM. Ma a causa del clima politico interno, in piena campagna elettorale, la trattativa non andò a buon fine. L’allora candidato premier del PDL proponeva di preservare l’Italianità della compagnia aerea andando a coinvolgere una cordata di imprenditori italiani che ne rilevassero la parte “sana” mentre la parte “malata” della compagnia – cioè i debiti- restavano sul groppone del paese. Questi imprenditori italiani, allora definiti “capitani coraggiosi” acquistarono la parte sana di Alitalia ad un prezzo nettamente inferiore rispetto a quanto aveva offerto Air France KLM e soprattutto gli esuberi furono molto più numerosi, ben settemila contro i circa 2000 proposti dalla compagnia francese). Per quanto riguarda invece la parte “malata” della vecchia Alitalia, questa ci è costata circa 4,5 miliardi euro. Potremmo dire, con il senno di poi, che come privatizzazione non è stata un gran successo. Ora, il fatto interessante è che la nuova Alitalia, in mano ai “capitani coraggiosi” si trova in uno stato di dissesto economico e finanziario per più ragioni, ed ha accontonato in soli 4 anni perdite per circa 1130 milioni di €. Se confrontiamo la cifra di 75 milioni rispetto a quella che la compagnia aerea brucia annualmente ci rendiamo subito conto di quanto sia irrisoria e presumibilmente insufficiente a risanare l’impresa, ma utile semmai solo a ritardarne l’agonia. E se le cose andranno male che si potrà fare? Smembreranno di nuovo la società in due parti e lasceranno la parte malata allo Stato per vendere quella sana ai privati ad un prezzo allettante? Errare è umano ma perseverare è diabolico. Considerando la spesa pubblica per riparare ai costi generati dalle imprese private quali l’Ilva, Alitalia, Monte dei Paschi di Siena etc. etc., mi chiedo se ciò che i neoliberisti sostengono quando dicono no agli interventi pubblici sia in realtà un sì ai soldi per riparare ai danni creati su territorio e popolazione da parte di alcune attività economiche e finanziarie, ma un no alle regole che possano limitare tali attività. In pratica chi è favorevole alla deregolamentazione vuole la botte piena e la moglie ubriaca, ma non si possono avere entrambe; a meno che non si attinga alla botte altrui, cosa che puntualmente avviene.

Cerchiamo almeno di non ripetere errori già commessi: a questo serve la storia di uomini e paesi.

 

 

Annunci

Read Full Post »