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Archive for 14 giugno 2013

Non è un numero civico né un numero esoterico. Questo è il numero del Decreto del 07 dicembre 2012 che sancisce una importante novità. Questo Decreto, riprendendo quanto stabilito dal Trattato di Istituzione del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM), stabilisce che a partire dal 1° gennaio 2013 tutte le nuove emissioni di Buoni del Tesoro poliennali sono soggette alle CACS – non è una parolaccia ma si tratta delle Clausole di Azione Collettiva (CACS). Le Clausole di Azione Collettiva prevedono che i termini e le condizioni dei titoli di Stato possono essere modificate in seguito ad accordo raggiunto tra lo Stato emittente, o gli altri Enti emittenti, ed una percentuale, che varia in funzione dei casi, degli investitori. Se viene raggiunto l’accordo con la percentuale indicata di investitori allora le modifiche scattano anche per gli altri creditori, volenti o nolenti. Perchè introdurre le CACS?

Abbiamo visto quanto il panorama internazionale sia piuttosto instabile e mi riferisco a quanto accaduto di recente in Grecia e a Cipro; e soprattutto abbiamo visto come si sia reso necessario attuare interventi di natura eccezionale volti a contenere il rischio di default, non di una impresa ma di alcuni Stati Europei. Se questo rischio si presentasse, o ci fosse la necessità di coprire esigenze di cassa da parte dello Stato Italiano, potranno ora essere ridefinite le condizioni ed i termini di questi titoli poliennali. Le possibilità di variazione includono la modifica della data di pagamento di cedole o rimborsi, la riduzione del pagamento e del rimborso, la modifica del metodo di calcolo dei pagamenti e anche l’ordine di preferenza nel pagamento rispetto ad altri creditori. Queste modifiche abbiamo detto che scatterebbero per scongiurare rischi di default o gravi necessità di cassa ma questa ipotesi, oggidì, non è poi così remota. Il punto fondamentale da evidenziare, a mio avviso, e che la BCE (Banca Centrale Europea) presta denari alle banche nazionali che a loro volta acquistano in misura consistente i Titoli di Stato, onde rimpinguarne le casse, ma anche perchè considerati più remunerativi ed appettibili rispetto alla normale attività creditizia da svolgere in favore delle imprese e dell’economia. In caso di problemi di cassa da parte dello Stato gli investitori, tra cui le banche nazionali, vedrebbero modificate le condizioni del credito vantato. Con quali conseguenze per la banca e per i clienti correntisti? E chi interverebbe poi a sostegno delle banche che a loro volta hanno sostenuto lo Stato acquisendone i titoli di debito? La storia recente insegna che a coprire le necessità intervengono i soci azionisti, i correntisti con crediti superiori ad una certa cifra (a Cipro la cifra limite era di 100 mila euro) o lo Stato, che rastrella i denari necessari ad evitare il fallimento degli istituti di credito inasprendo la pressione fiscale (vedi caso Monte dei Paschi di Siena). Il denaro non genera denaro. Vendere debiti non genera crediti ne crescita, sposta il problema a data da destinarsi. Di nuovo, indirettamente, possiamo capire l’enorme importanza di una ripresa economica programmata e sostenibile nel lungo periodo.

Simonetta Marenzi

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