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Archive for maggio 2013

Nell’ultimo mese ha fatto parecchio discutere quanto accaduto a Cipro. Come tutti oramai sappiamo Cipro ha ottenuto il via libera, da parte dell’Eurogruppo, ad un piano di aiuti di circa 10 miliardi di euro con cui sostenere il sistema bancario dell’isola ed evitare così il fallimento. Questi aiuti comunitari prevedono però un prelievo forzoso del 20% sui depositi bancari, superiori ai 100 mila euro, presenti nella Banca di Cipro e del 4% su quelli disponibili presso le altre banche. In questo modo, ai 10 miliardi di aiuti che giungeranno dalla BCE si aggiungeranno ulteriori 6 miliardi circa provenienti dai correntisti privati e dagli obbligazionisti. Per la prima volta il dissesto finanziario di una banca viene coperto da azionisti, obbligazionisti e correntisti con depositi superiori ai 100 mila euro, anziché da tutti i contribuenti attraverso aiuti di Stato. L’idea di base di questa decisione, è collegata  al voler incentivare comportamenti più responsabili da parte degli Istituti di credito in generale ed evitare spostamenti ingenti di capitale derivante da evasioni fiscali o da operazioni poco trasparenti. Intento lodevole sebbene i capitali esteri avessero iniziato, già nei mesi precedenti, un massiccio esodo verso lidi più favorevoli. Ma quali sono i rischi di questa scelta? Abbiamo detto che i depositi “colpiti” dovevano superare i 100 mila euro ma naturalmente molti, annusando il rischio di un prelievo forzoso, avevano provveduto a frazionare i depositi tra parenti e familiari vari.  Che dire poi se i conti correnti erano momentaneamente superiori a tale cifra per effetto di incassi su crediti derivanti da operazioni commerciali o di concessioni di finanziamenti? Come sempre accade, agire in fretta può causare qualche ingiustizia. Ma facciamo un piccolo passo indietro. Nel 2011 il Fondo Monetario Internazionale (FMI) segnalava che il rappporto tra il PIL  e i depositi bancari di Cipro era di circa l’835%. Cosa significa questo? Significa che il prodotto interno lordo era, ed è, di gran lunga inferiore alla ricchezza depositata presso le banche locali. Ossia ci sono molti più depositi rispetto a quanto maturato dalle attività produttive locali. Da dove vengono perciò quei denari depositati nelle banche cipriote? Per lo più dalla Russia ma anche dagli evasori fiscali di varie parti d’Europa e non solo, poiché Cipro era considerata un luogo idoneo dove depositare la liquidità. Troppe, inoltre, le filiali estere presenti sul territorio cipriota attratte dagli ingenti flussi finanziari, senza peraltro apportare significativi vantaggi all’economia locale propriamente intesa. Come se non bastasse tutto ciò, ha contribuito al dissesto finanziario  anche l’esposizione nei confronti della Grecia a causa dello stralcio di parte del credito vantato nei suoi confronti. Di nuovo assistiamo impotenti ai pesanti danni causati dal mercato finanziario quando esso è slegato da quello economico reale, e sebbene in questo frangente a pagare non saranno tutti i cittadini ma “solo” i più facoltosi, restano esonerati i veri fautori del dissesto e questo continuerà ad accadere se non si interverrà quanto prima con una riforma del mercato finanziario globale.

Simonetta Marenzi

Pubblicato 8/05/2013 su “Uqbar love” rivista settimanale on line

impresamoderna.wordpress.com

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